Gli accampati: «Di qui non ce ne andiamo»

Braccio di ferro con Palazzo Spinola che aveva offerto un’area provvisoria

Di solito non comprano quotidiani, ma ogni volta che ci siamo occupati della loro vicenda, puntualmente all'interno dell'accampamento spunta una copia de Il Giornale. L'arcano è subito svelato. «Mio cugino - spiega Giuseppe Braidich, il padre del bimbo malato e di altri cinque figli - segue la nostra vicenda via internet e ogni volta che si parla di noi ci telefona e noi compriamo il giornale».
Il capo famiglia della colonia di rom che da giorni sosta all'interno del piazzale della Provincia, ci ha telefonato per fornire la sua versione sulla vicenda. Un’intervista per spiegare, dopo tante polemiche, la «sua» verità. Comincia a parlare a ruota libera precisando, naturalmente, che nessuno di loro rom ha mai compiuto atti di accattonaggio e che i loro bambini non giocano nella palestra scolastica o nel cantiere aperto per i lavori di ristrutturazione di questa struttura.
E sul piccolo malato dice: «Non è vero che le cure a mio figlio sono terminate - spiega in italiano storpiato (ma non erano italiani?) -. I medici le hanno sospese per una settimana, poi ricomincerà una nuova serie di terapie». E quando gli facciamo notare che i lavori alla palestra davanti a cui c’è l’accampamento «provvisorio» non possono andare avanti se loro non andranno via, il nomade mette innanzi a tutto la salute del figlio: «Dobbiamo rimanere qui a tutti i costi, vicino all'ospedale» sentenzia.
Sì, ma pare che abbiano trovato appositamente per voi, all'interno dell'ospedale. Un mini appartamento per 3 persone; lei, sua moglie e il piccolo, non vi basta?
«Assolutamente no - precisa l'uomo - anche se gli altri miei parenti andassero via, la mia famiglia è composta da otto persone che dormono in due camper, ecco perché è necessaria anche la presenza di un'altra famiglia».
Quindi vuol dire che la colonia potrebbe dimezzarsi, ma che almeno una decina di persone dovrebbero rimanere?
«Esattamente. In fin dei conti noi non abbiamo cercato nessuno».
I fatti dicono il contrario.
«Quasi due mesi fa alloggiavamo con i nostri camper in un camping a Creto e pagavamo tutto noi di tasca nostra».
E poi?
«Sono arrivati quelli della Gau (associazione di volontari ndr) che ci hanno offerto ospitalità nei loro piazzali ma dopo una settimana la stessa Gau ci ha mandato via e ci ha collocati dove siamo adesso».
Quindi voi non avete chiesto aiuto a nessuno?
«All'inizio no, ma dopo averci offerto ospitalità ed averci illuso, adesso non ci mandano via così».
Cosa chiedete?
«Di stare tutti uniti, lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo, se non ci vogliono più qua ci dicano dove andare, altrimenti questo rimane il posto migliore per noi e il nostro piccolo».
La palla ora passa alla Provincia che, a questo punto, o trova la sistemazione adeguata per dieci persone, oppure sposa la linea dura e sgombera la famiglia con la forza.