Accanimento terapeutico

Quando il Presidente della Repubblica Antonio Segni fu colpito da ictus e restò tra la vita vegetativa e la morte per alcuni giorni, i bollettini del Quirinale si affannavano a sottolineare il «sensorio vigile» del Capo dello Stato in coma profondo. Ieri Romano Prodi, di fronte al coma profondissimo della sua maggioranza, emette comunicati sanitari che parlano di «aree di dissenso note e circoscritte» invocando, par di capire, l’accanimento terapeutico.
Ma quel che è successo ieri al Senato non è stato un incidente: è stato un vero infarto politico determinato dalla rottura prevista, prevedibile e ormai matura, fra la sinistra massimalista o radicale e quella ragionevole. E ieri pomeriggio il Quirinale ha voluto sottolineare la gravità dell’evento politico, di cui il Presidente Napolitano si mostra ben consapevole, non soltanto telefonando a Prodi per chiedergli spiegazioni, ma divulgando alle agenzie il fatto che lo abbia chiamato.
I lettori devono sapere che quella di ieri in Senato è stata una giornata di inusuale divertimento grazie ad un colpo di genio del leghista Calderoli che ha proposto una mozione comune a tutta l’opposizione che diceva semplicemente: «Il Senato, udite le comunicazioni del governo, le approva». Punto e fine del discorso. Le comunicazioni erano venute dal ministro della Difesa Parisi il quale aveva annunciato che i patti con gli Stati Uniti sarebbero stati onorati e la base di Vicenza allargata. La sinistra radicale e antiamericana aveva invece imposto una mozione in cui il Senato «prendeva atto» delle comunicazioni di Parisi senza approvarle e poi annunciava un cervellotico impegno per un simposio sulle servitù militari che c’entravano come i cavoli a merenda.
Noi eravamo presenti e votanti e godevamo, politicamente parlando, di questo paradosso: approvavamo il governo Prodi su questa specifica questione e la maggioranza che dice di sostenere il governo Prodi annaspava cercando scappatoie. È stato, per i rappresentanti dei partiti dell’opposizione in Senato Castelli, Mattioli, Buttiglione, Schifani, un continuo smash sotto rete, una toreata con la maggioranza depressa e attonita e il governo sbalordito e pietrificato.
Poi si è arrivati alla votazione della mozione della minoranza, che è stata approvata a larga maggioranza. E così il governo Prodi si è trovato con una maggioranza diversa da quella con cui è nato. A quel punto siamo scattati in piedi urlando in coro «dimissioni! Dimissioni!». Anna Finocchiaro ha incassato il colpo e ha riconosciuto che la questione è politica ed è della maggioranza. Il bubbone delle due sinistre è così scoppiato e la stessa maggioranza di governo è scoppiata. Il governo è sprofondato nel ridicolo. Ma, ripetiamo, tutto questo non accade per qualcosa di imprevedibile. Al contrario: ieri si è vista all’opera la capacità dell’opposizione nel difendere la continuità della politica estera del Paese secondo le migliori tradizioni democratiche, che in nome di questo principio ha approvato la decisione del governo di fare esattamente ciò che qualsiasi governo avrebbe dovuto fare. Il corpo estraneo è emerso invece con evidenza ed è quella sinistra numericamente indispensabile a Prodi e politicamente nemica della continuità in politica estera, che ieri ha cercato di imbiancare il sepolcro ma non c’è riuscita.
Il senatore Polito fra tutti i membri dell’opposizione ci sembra quello che più lucidamente ha preso atto dell’accaduto come un evento inevitabile e letale. Il governo non ha dunque maggioranza in politica estera, ovvero, non ha maggioranza. Ora attendiamo di conoscere i passi del Quirinale e le loro conseguenze.