Accattoni, spinelli e bottiglie di birra

Le ordinanze ci sono, scritte nero su bianco e affisse, come burocrazia richiede, nell’albo pretorio del Comune. Vergate dal sindaco Moratti martedì pomeriggio, che le ha volute immediatamente eseguite. Peccato, però, che nella pratica non vengano ancora fatte rispettare. Per il momento, almeno. E nonostante ieri il centro, affollatissimo per lo shopping, complice anche la giornata di sole, fosse pieno di poliziotti, carabinieri e militari, accattoni, venditori insistenti si aggiravano indisturbati.
Ore 15, in Galleria Vittorio Emanuele, un mendicante si aggira tra i tavolini di un bar molto chic. Chiede l’elemosina in maniera insistente. Poco più in là la stessa scena si ripete sotto i portici di piazza Duomo: una donna, all’apparenza zingara, con tanto di bambino al collo chiede un piccolo aiuto a signore ingioiellate e a turisti. Scene di triste quotidianità milanese a meno di una settimana dall’entrata in vigore dell’ordinanza che vieta in tutti i luoghi pubblici, l’accattonaggio molesto - «è molesto quando la richiesta è insistente e la modalità irritante» -, così come vieta l’accattonaggio con impiego di minori, anziani, disabili o simulando disabilità». Cosa dire del venerdì sera in Darsena dove i bambini, forse rom, battevano tavolino per tavolino tutti i locali della zona? Per non parlare dei venditori di rose, ieri notte più «agguerriti» che mai. Eppure a due passi, in piazza XXIV maggio, erano appostate macchine dei vigili e camionette dei carabinieri.
Lo scenario non è molto diverso in corso Vittorio Emanuele. I venditori ambulanti di libri fermano i passanti, cercando di convincerli a comprarli, gli africani cercano di vendere i loro braccialetti, i mendicanti vagano. E nessuno, tra poliziotti carabinieri e vigili fa nulla. Mi passano davanti mentre una ragazza ghanese cerca di farmi comprare un libretto, ma non succede nulla.
Una seconda ordinanza vieta invece il consumo di bevande alcoliche in luoghi pubblici se queste generano situazioni di degrado: «considerato che la presenza di persone che assumono bevande alcoliche, specie se in gruppo, comporta un aumento del senso di insicurezza, di degrado ambientale, favorendo lo scadimento della qualità urbana delle aree interessate...e ritenuto quindi indispensabile prevenire e contrastare comportamenti che possono offendere la pubblica decenza, compromettere o rendere pericoloso l’accesso e la libera e piena fruizione di spazi pubblici, è fatto divieto di consumare nonché detenere ogni genere di bevanda alcolica e superalcolica in contenitori di vetro o di latta».
Venerdì sera in Darsena, una delle «zone calde» della movida milanese sembra che nessuno, leggasi poliziotti e vigili appostati sotto la porta di XXIV maggio, sembrava accorgersi della birra venduta e consumata in bottiglie di vetro che girava in mano a gruppi di ragazzi e a balordi di ogni genere.
Dulcis in fundo, chi immaginava passeggiando per il corso, (esattamente davanti al negozio Replay) di imbattersi in ragazzini che confezionano allegramente spinelli, incuranti del passaggio? Qualche metro più in là degli altri, invece, stanno già fumando le loro canne sollevando in cielo dense nuvole grigiastre. E dire che di polizia ne girava parecchia...