An accelera sul partito unico, l’Udc frena

Gasparri: «Noi siamo pronti». Adornato (Fi): «Gruppo unico in Parlamento da settembre». Il centrista Vietti: «Soluzione sbagliata»

Fabrizio De Feo

da Roma

Elaborato il lutto elettorale, la Cdl volta pagina, si mette alle spalle la stagione delle piccole recriminazioni e cerca di illuminare un percorso da percorrere insieme. L’obiettivo è reinventare la coalizione e se possibile allargarne i confini, creando un contenitore capace di intercettare gli umori di quel popolo dei moderati che, come hanno dimostrato le ultime politiche, è tuttora maggioranza nel Paese.
La scintilla che accende il fuoco del dibattito interno è, naturalmente, il documento con cui Gianfranco Fini ha indicato la via del Ppe e del partito unitario come traguardo in vista delle europee del 2009. Un’idea che regala un confronto alto tra partiti molto più vicini sul terreno valori di quanto non dicano le quotidiane schermaglie della politica. Lo stesso confronto franco, a tratti vivace, che si respira all’Hotel Nazionale di Roma dove va in scena un primo faccia a faccia allargato sulla svolta finiana. In realtà avrebbe dovuto essere un dibattito interno ad An ma l’incontro convocato dall’ala tatarelliana e dalla fondazione «Punto Italia» si trasforma subito in un illuminante batti e ribatti tra esponenti di primo piano di tutto il centrodestra.
«Fini ci fa guardare lontano in un momento che sembrava solo di tattica politica o di gossip. Si torna a fare politica con la P maiuscola» sottolinea, in apertura, Ignazio La Russa. E ad assicurare che il dibattito non si trasformi in un minuetto manierato e gli invitati non giochino in difesa ci pensano due moderatori-stimolatori come il direttore del Giornale, Maurizio Belpietro e l’editorialista del Messaggero, Carlo Fusi. Guidati dai due giornalisti gli esponenti della Cdl affrontano senza troppe reticenze i nodi della matassa politica. Maurizio Gasparri, ad esempio, invita «ad accelerare le tappe verso il partito unico. Noi siamo pronti. Non abbiamo bisogno di un Nanni Moretti a Piazza Navona per darci una sveglia. D’altra parte io mi sento un liberale in prova, dobbiamo credere nel bipolarismo e ancorarlo ai fatti politici». Le repliche, non prive di distinguo, arrivano dal capogruppo di Forza Italia a Montecitorio Elio Vito e da Michele Vietti, portavoce dell’Udc. «La vicenda del partito unico è ineludibile ma non so se la dizione del partito-polo sia quella giusta» dice Vito. «Non credo che il nostro popolo si senta sconfitto né mi sembra giusto dare la sensazione che ci affanniamo nell’intento di superare quanto abbiamo costruito». Vito torna anche a criticare lo schema elettorale delle tre punte: «Lippi ha usato una punta sola e ha vinto il mondiale, mentre noi siamo venuti meno in difesa, persi come eravamo a discutere di discontinuità». Insomma, attenti a picconare il partito e il leader che comunque rappresentano ancora i punti di riferimento del popolo dei moderati.
Se per Vito non bisogna cadere nella trappola dello sconfittismo, lo stop più deciso alle prospettive unitarie arriva da Vietti. «L’ispirazione a entrare nel Ppe nessuno più di me può salutarla con soddisfazione perché sono contento di vivere, e non morire, democristiano. Ma non possiamo ragionare con lo schieramento della Cdl 2001-2005. Il tema è occuparsi del centro che è rimasto sguarnito, gli elettori moderati che hanno votato Unione sono in libera uscita, bisogna intercettarli: non credo che il partito unitario sia il modo di farlo». Nando Adornato, al contrario, spinge per la prospettiva di dar vita, fin da settembre, all’intergruppo parlamentare, ovvero di far partire il progetto dalla base dei deputati e dei senatori. «E se Berlusconi e Fini daranno la loro adesione non credo che Casini vorrà restate indietro», prevede il presidente della Fondazione Liberal. Andrea Ronchi, infine, invita a non coltivare la fretta a tutti i costi. «L’ingresso nel Ppe avverrà quando saremo pronti. È un processo che deve partire dal basso. Ma non dimentichiamo che è finita una stagione della Casa delle libertà, non la Casa delle libertà».
Il processo di mutazione genetica e di approdo verso il Ppe, insomma, non spaventa An. Né tantomeno incide sugli umori della base. La riprova arriva da Marina di Massa dove perfino i giovani identitari di Azione giovani e Azione universitaria, riuniti in conclave, con il presidente Giovanni Donzelli, si dicono pronti a rimettere in marcia partito e coalizione «senza paure o timori di “democristianizzazione”, perché forti delle nostre radici e dei nostri valori».