Acciaio e petrolio spingono i ricavi dei colossi

Ma per la prima volta dal 2000 cresce il «dinamismo» della media impresa

Massimo Restelli

da Milano

Aziende di provincia, iperspecializzate, per le quali Piazza Affari resta quasi sempre una chimera ma tanto profittevoli da emergere sotto quel ristretto club di campioni nazionali, dove l’energia e la mano pubblica continuano ad avere un peso rilevante con il tandem Eni-Enel ancora in prima fila insieme a Ifi. È l’Italia delle aziende disegnata dall’ufficio Studi di Mediobanca spulciando 3.598 bilanci di imprese medio-grandi con almeno 50 milioni di ricavi (il campione è rappresentativo del 40% del totale) e del mondo bancario-assicurativo. Un lavoro certosino che dal 1966 l’equipe guidata oggi da Fulvio Coltorti distilla nel volume «Le principali società italiane» da cui si evince come il boom della Cina e dell’Asia in generale abbia spinto il comparto siderurgico, gruppo Riva in testa, e come il sistema creditizio anche nel 2004 abbia macinato profitti record: 15 miliardi il dato aggregato (più 34,5%).
La «scossa» di Enel. Se Eni e Ifi continuano a occupare i primi due posti in classifica (con un fatturato rispettivamente di 58,3 e 52 miliardi), l’avvio del mercato elettrico ha favorito la scalata al terzo posto di Enel (34 miliardi). Una crescita, considerata più nominale che sostanziale, che ha fatto scivolare al quarto posto Telecom (31 miliardi) dietro cui compaiono la new entry Grtn (nato nell’aprile 2004) oltre a Finmeccanica (scivolata di una posizione) e le Poste. Scendono Esso e Pirelli mentre è avanzata Fininvest che ha scalzato le Ferrovie al tredicesimo posto.
L’Asia «spinge» Riva. La classifica di testa non cambia di molto quando si passa a considerare gli utili (nelle prime posizioni ci sono Eni, Enel e Telecom) dietro cui spicca il quarto posto di Riva Fire (635 milioni di profitti contro i 53 dell’anno precedente) che è anche ottavo per fatturato (7,9 miliardi, più 45%). Una storia dietro cui si registra la generale avanzata del comparto siderurgico, grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime trainato dalla forte domanda di Cina e India. Ecco perché brillano Marcegaglia (più 35% il fatturato), Lucchini (più 26%), cui seguono il settore petrolifero e l’auto con Bmw Italia (più 27%) e Fiat (più 1,4%) anche se Fiat Auto è tra i gruppi con maggiori perdite (meno 1,6 miliardi), insieme ad Alitalia (meno 813 milioni) e Tiscali. Arranca la moda con Luxottica (più 15%) ferma al ventiseiesimo posto, Armani (più 3,5%) MaxMara (meno 3%) e Benetton (meno 9%).
Piccolo è bello. Affondano le radici nel nord est o in Umbria, hanno una buona patrimonializzazione e hanno fatto crescere il fatturato più del 20%. Per la prima volta dal 2000 si è allungato da 7 a 18 il numero delle aziende più vituose (massimo 290 milioni di ricavi) censite da Mediobanca, realtà di nicchia come la veronese Valdadige Costruzioni (laterizi) o la perugina Margaritelli (conosciuta per il Listone Giordano) dietro cui compare al diciottesimo posto, come unica quotata, Cairo Communication.
In banca casseforti piene. Nel tradizionale mondo creditizio e assicurativo, Banca Intesa si conferma la prima per raccolta continuando la «diarchia» con Unicredito, in testa sotto l’aspetto dei profitti. Seguono per dimensione San Paolo-Imi (142 milioni la raccolta) e, a una certa distanza, Monte dei Paschi (86 miliardi), Capitalia e Bnl. Anche nel 2004 a favorire il miglioramento degli utili è stato il saldo delle commissioni attive e il calo delle perdite sui crediti verso i clienti. Tra le assicurazioni, guardando ai premi lordi, restano invariati i primi quattro piazzamenti con Generali (56 miliardi), Ras, Fondiaria-Sai e Unipol; da registrare, infine, il debutto di Aip (Assicurazioni Internazionali di Previdenza) che ha incorporato Sanpaolo Vita e Fideuram Vita.