Acciona L’intesa tra Roma e Madrid resta in alto mare

L’accordo Enel-Acciona per dare al gruppo italiano il controllo quasi totale di Endesa si può fare, purché entrambe le società ne traggano vantaggio. Sembra banale (e lo è), ma è proprio quel vantaggio reciproco che sembra difficile da raggiungere. Vediamo la situazione: la conquista di Endesa da parte di Enel-Acciona prevedeva che il gruppo madrileno potesse esercitare un’opzione di vendita nel marzo 2010. I due partner hanno una convivenza non difficile, ma neppure facilissima nella gestione di Endesa. Così Enel ha interesse a prendere totalmente in mano le redini del gruppo elettrico spagnolo, mentre Acciona venderebbe volentieri per ridurre il debito e rilanciare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Ma Acciona punta a valorizzare al massimo l’operazione, cosa che vuol fare anche Enel.
Entrambi i contendenti hanno fretta, entrambi affermano di non averla. Ieri una fonte molto vicino ad Acciona affermava che il debito del gruppo è sostenibile, pari a 17,54 miliardi, di cui circa 9 derivanti dall’esborso per l’acquisto della quota Endesa e 3,4 derivanti dai debiti «inclusi» nel bilancio Endesa. Se Acciona vendesse, sosteneva la fonte, incasserebbe gli 11 miliardi pattuiti con il contratto fatto con l’Enel, più i 3,4 miliardi di debito contenuti in Endesa e ridurrebbe così la propria esposizione a soli tre miliardi circa. Una cifra che le permetterebbe di ripartire negli investimenti. Acciona sostiene però che non esistono attualmente trattative con Enel, si sarebbe solo parlato della possibilità di un pagamento fatto almeno in parte in asset di Endesa. E qui c’è ovviamente l’intoppo sulla valutazione da dare a questi attivi. Se non si troverà l’accordo, Acciona potrebbe esercitare la sua opzione di vendita nel 2010, anche perché, afferma, è ben poco esposta sul fronte immobiliare: il grosso dei lavori è stato fatto per committenti pubblici. Infine l’investimento in Cir-Cofide: è solo finanziario, sostiene la fonte. Per ora.