«Acciughe sparite dal Mar Ligure»

L’Enpa, associazione nazionale protezione animali non ha dubbi: «Sono lacrime da coccodrillo - con tutto il rispetto per il calunniato rettile - quelle dei pescatori professionisti liguri, di fronte alla sparizione delle acciughe dal Mar Ligure. È tragicomico che si dichiarino stupiti proprio loro, principali responsabili della riduzione degli stock di questo pesce dalla vita breve (tre anni), pescato proprio da loro con mezzi super-tecnologici e per stagioni lunghissime».
Gli esperti dell’Enpa parlano di «cronaca di una morte annunciata, già verificatasi in Perù negli anni '90 (una generazione di pescatori ridotta sul lastrico) e nel 2005 lungo le coste europee dell'Atlantico, dove la commissione tecnica dell'Unione Europea aveva inutilmente lanciato l'allarme, chiedendo la sospensione della pesca dell'acciuga di Guascogna». L’Enpa lancia pesanti accuse ai governi che si sono succeduti nel tempo e che non avrebbero mai mostrato un sincero interesse per la tuitela delle risorse marine. «Sono rimasti inascoltati gli appelli dei massimi organismi scientifici contro la desertificazione del mare, che rovinerà gli stessi pescatori - spiegano all’Enpa di Savona -. Secondo la Fao il pesce catturato nel mondo dalla pesca professionale è salito dai 17 milioni di tonnellate del 1950 ai 90 del 1995. E malgrado il naviglio sia decuplicato, il pescato è da allora costantemente diminuito e costituito da esemplari (di ogni specie) sempre più piccoli; senza contare almeno altre 30 milioni di tonnellate di pesci non commestibili che vengono ributtati in mare ormai morti». Da tempo il WorldWatch Institute e la Fao avvertono che il 75 per cento delle 550 specie ittiche pescate sono in grande riduzione. Ma la scomparsa di specie un tempo abbondanti non ha insegnato nulla: si va a pesca anche per solo divertimento o «sport».
«L’Ue - continuano all’Enpa - non riesce a far accettare dagli Stati membri, pressati dalle potenti marinerie locali, limitazioni allo sforzo di pesca nei riguardi di specie considerate da sempre, ora non più, comuni: l'anguilla, il cui tasso di migrazione è ormai ridotto all'1 per cento, a fronte del 40 per cento necessario alla sopravvivenza della specie, per la quale la Commissione UE chiede il divieto di pesca per almeno 15 giorni al mese e la drastica riduzione della pesca delle cieche destinate all'acquacoltura. Il tonno rosso mediterraneo, sovrapescato, professionalmente e sportivamente al doppio delle sue capacità riproduttive, cui si aggiunge almeno un altro 200% di catture illegali, il novellame di sarda (bianchetto), pescato nei mari italiani per ben due mesi all'anno, portati a tre dalle richieste dei pescatori, che riduce fortemente la crescita degli stock di adulti; il polpo, in diminuzione sia in Atlantico che nel Mediterraneo, perseguitato con ogni mezzo».
Ma non basta: i mari sono invasi da migliaia di chilometri di reti perdute o abbandonate dai pescatori, che continueranno ad uccidere per centinaia di anni, senza che nessuno imposti efficaci campagne di bonifica.»