Accoltella il cognato che difende la sorella

In manette per tentato omicidio un romeno dopo l’ennesima aggressione alla moglie

L’hanno trovato con i vestiti addosso ancora sporchi di sangue. Era a pochi metri da casa C.V., 40 anni, romeno con una sfilza di precedenti penali, che cercava di mimetizzarsi in mezzo alla vegetazione. Accanto l’arma, il coltello da cucina con cui la notte prima aveva ferito gravemente il cognato. «Probabilmente aspettava il momento propizio per entrare nel suo appartamento, cambiarsi e poi fuggire lontano - spiega il capitano Germano Passafiume, comandante della Compagnia carabinieri di Pomezia -, credeva di averlo ucciso e sarebbe andata in questo modo se la vittima non avesse avuto una corporatura da lottatore».
Finisce così una caccia all’uomo senza precedenti per le strade di Torvaianica, cominciata all’alba di lunedì quando i militari della cittadina balneare si precipitano nel quartiere di Campo Selva, chiamati al telefono da una donna in lacrime. «Correte, mio marito ha accoltellato mio fratello». Doveva essere una lite familiare delle tante fra G.C., 35 anni romena, e il consorte, una persona manesca, più volte in galera per furto e ricettazione. La discussione degenera subito. L’energumeno si scaglia contro la poveretta, la picchia selvaggiamente, sembra intenzionato a massacrarla di botte. La donna chiede aiuto al fratello, G.C.C., 29 anni, che vive con loro in una stanza a fianco. Il giovane si lancia fra i due per dividerli, soprattutto per bloccare quella furia scatenata del cognato. «Il soggetto - proseguono i carabinieri - probabilmente aveva bevuto un bicchierino di troppo». Per tutta risposta C.V. afferra un coltello e lo infilza nel petto del 29enne. Subito dopo, senza abbandonare la lama insanguinata, fugge. Mentre il poveretto viene trasportato con il 118 alla clinica Sant’Anna di Pomezia, iniziano le ricerche del potenziale assassino. «Grazie al racconto della donna - conclude il capitano Passafiume - abbiamo ricostruito la vicenda e diramato la foto del fuggiasco. Gli uomini hanno fatto l’impossibile per impedirgli di lasciare la zona, tanto che quando lo abbiamo trovato era appostato dietro casa, in attesa di potersi cambiare prima di prendere il largo». Una latitanza breve. L’altra notte l’arresto. Le accuse? Per il momento tentato omicidio. Rimangono stazionarie, del resto, le condizioni del ferito, in prognosi riservata.