"Accoltellato al G8 e trattato per 7 anni come un criminale"

Parla Massimo Nucera, il poliziotto assolto dall’accusa di aver inventato l’aggressione per coprire le violenze alla scuola Diaz di Genova

Genova - Massimo Nucera, lei è l'emblema dello schizofrenico processo della Diaz di Genova: a differenza dei suoi colleghi del Reparto Mobile di Roma, non è stato condannato sui pestaggi ed è stato assolto dall'essersi inventato la coltellata ricevuta da un black bloc al momento del blitz.
«Oggi (ieri, ndr) non cammino, volo un metro da terra dalla felicità. Sette anni di calvario, come premio per aver fatto il mio dovere, sono alle spalle. Mi hanno spedito alla sbarra come un criminale, trattato peggio di un delinquente. Ma finalmente un giudice terzo ha riconosciuto ciò che era chiaro già nel 2001: che non mentivo su quella coltellata arrivata al buio, in un’aula, da mani rimaste sconosciute. Se non avevo il corpetto rinforzato sotto la divisa, a quest’ora ero morto. Chissà se di fronte a un cadavere qualcuno avrebbe detto che me l’ero tirata da solo, la coltellata. Però sono anche triste per i miei compagni. La sentenza grida vendetta».

Perché?
«Perché? Quattro anni al comandante Canterini! Uno che a Genova è stato sempre in prima linea, che ci ha messo coraggiosamente la faccia, che ha rischiato la pelle con noi a differenza di altri rimasti in ufficio, uno che al momento dell'irruzione alla Diaz non è nemmeno entrato restando nel cortile. Quattro anni, in Italia, non si danno nemmeno a chi fa cento rapine. Che c’entra Canterini? Non comandava lui, quella sera, lo sanno tutti. E che c’entra Michelangelo (Fournier, condannato a due anni, ndr), uno che quando s’è visto davanti agli occhi la prima persona ferita ha gridato “basta, basta” ed ha prestato immediato soccorso? Bel premio. E che c’entrano i capisquadra, condannati per responsabilità oggettiva, come le squadre di calcio che pagano i danni degli ultras. Il problema è che il Reparto Mobile di Roma, o meglio il Settimo Nucleo, è entrato per ultimo in quella scuola. Non siamo noi i responsabili delle violenze. Se la responsabilità penale è personale, qualcuno mi spiega chi ha accusato Canterini, Fournier e gli altri capisquadra? Non si può pescare a caso. Le ossa non si spaccano da sole, ma va punito chi le spacca non chi si trovava dove sono state spaccate. Nella scuola c’erano tantissimi poliziotti, perché i nostri sì e gli altri no?».

Chi è stato, allora?
«Ma che ne so, io. La procura, due giorni prima della sentenza, ha riconosciuto l'unico poliziotto ripreso mentre picchiava un manifestante della Diaz: era della Digos, non apparteneva al Settimo Nucleo».

Cosa ricorda di quella notte?
«Quella sera era un delirio ma proprio per gestire quelle emergenze noi del Settimo ci siamo addestrati a lungo prima del G8. E invece questa sentenza ci fa passare per ubriaconi che cercano le risse. Otto persone avrebbero fatto quel macello? Impossibile. I nostri tonfa (manganelli, ndr) sono risultati puliti. Ecco perché la sentenza mi sorprende. Ma poi penso: cosa sarebbe successo in Italia se oltre ai vertici, Luperi, Gratteri, Calderozzi avessero assolto Canterini e gli altri? E invece così un colpevole c’è...».

Anche per lei il pm aveva chiesto 4 anni.
«Certo, per l’asserita coltellata fantasma. Volevano che andassi in prigione nonostante l'ultima perizia mi scagionasse totalmente dal “complotto” e confermasse che il taglio era compatibile con la lama e col mio racconto. Ma che le fanno a fare 'ste perizie se poi non ne tengono conto?».

E adesso cosa farà?
Adesso volo dalla felicità. Nessuno mi ripagherà di tanto dolore e amarezza, dei soldi spesi per l’avvocato. Se fossimo in un Paese normale dovrebbero chiedere scusa. Ma non sono uomini, non lo faranno mai».