Accomandita, cedola di 18 milioni Trimestre Fiat, utile a 500 milioni

Le stime degli analisti in vista del consiglio del Lingotto: dati migliori rispetto ai target

da Torino

L’esito del rendiconto richiesto da Margherita Agnelli sull’ammontare dell’eredità del padre non avrà alcuna ricaduta sulla catena di controllo di Fiat. «Non ho dubbi sulla chiarezza dell’operato di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens per quanto riguarda sia le operazioni realizzate da Gianni Agnelli, sia per quelle dopo la sua morte», spiega un autorevole azionista dell’Accomandita Giovanni Agnelli e C. che controlla integralmente Exor, il 100% delle ordinarie Ifi e al 3% l’Ifil.
L’Accomandita è stata fondata a metà degli anni ’80 da Gianni Agnelli con la consulenza di Grande Stevens per raggruppare sotto un unico ombrello i membri dei vari rami della famiglia Agnelli. Oggi sono circa 70 i soci, la quota di controllo del 30,1% è racchiusa nella società Dicembre che raccoglie le azioni del ramo Elkann.
La Giovanni Agnelli e C. ha depositato in questi giorni alla Camera di commercio di Torino il bilancio 2006. Nelle 104 pagine del documento ci si fa un’idea della vastità della galassia di interessi della famiglia.
Il risultato netto è salito a 444 milioni di euro, quasi doppio rispetto all’anno precedente, al netto dei risultati attività dismesse. I dividendi sono stati pari a 18 milioni di euro come nel 2005, grosso modo 5,7 euro per titolo detenuto. Risultati frutto della rinascita di Fiat, che intanto presenterà martedì prossimo la seconda trimestrale 2007.
Secondo un consensus di 18 analisti i dati che Luca di Montezemolo e Sergio Marchionne presenteranno al cda saranno un’altra volta più che positivi. Atteso un utile netto a 500 milioni di euro per il gruppo nel secondo trimestre (più 51% sul 2006) e un trading profit a 860 milioni (più 30%), di cui 220 dall’Auto (più 150%). Per la divisione Cnh (macchine per l’agricoltura e le costruzioni) il consensus stima un risultato della gestione ordinaria nel secondo trimestre positivo per 310 milioni (da 273 nello stesso periodo del 2006) e per i camion di Iveco a 200 milioni (da 163 milioni). L’utile ante imposte del gruppo dovrebbe collocarsi a 785 milioni (da 542 milioni) e il debito industriale netto calare a 920 milioni (da 2,288 miliardi).
A fine anno, invece, gli analisti si aspettano un utile netto di 1,815 miliardi e un debito industriale di meno 750 milioni, stime migliori dei target del piano industriale 2007-2010\