Accordo all’Onu contro il nucleare iraniano

da New York

I cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno raggiunto ieri un accordo per affrontare il nodo delle ambizioni nucleari dell’Iran. Dopo settimane di scontri e divisioni, in particolare tra il blocco occidentale di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagnia e quello di Russia e Cina, ieri il braccio esecutivo dell’Onu si è accordato sulla maniera di intervenire sulla delicatissima questione.
Il Consiglio in seduta plenaria si è riunito ieri pomeriggio al Palazzo di Vetro per approvare la dichiarazione che chiede a Teheran di rinunciare alla ricerca sull’arricchimento dell’uranio. Il processo, che secondo Teheran verrà utilizzati per la produzione di energia a scopi civili, per la comunità internazionale pone invece le basi di un programma bellico.
Si tratta di una dichiarazione - o, come aveva anticipato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush parlando nel pomeriggio alla Freedom House di Washington - di «una lettera». Non si tratta dunqu diuna risoluzione con valore vincolante.
L’intervento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è scattato dopo il deferimento della materia al Palazzo di Vetro da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna. La lettera chiede al regime degli ayatollah di chiarire l’incertezza della comunità internazionale sul vero obiettivo del programma nucleare. «Il Consiglio esprime in maniera inequivocabile la propria preoccupazione e chiede all’Iran di uniformarsi alle richieste dell’Agenzia Atomica», ha commentato l’ambasciatore britannico all’Onu, Emyr Jones-Parry.
Il governo degli Stati Uniti premeva perché le Nazioni Unite usassero il pugno duro con Teheran e invocava sanzioni. Per Washington anche l’opzione di intervenire militarmente deve rimanere sul tavolo. Pechino e Mosca hanno tuttavia frenato il Consiglio, limitando le misure a un richiamo: è Vienna, non il Palazzo di Vetro, secondo le diplomazie di Russia e Cina, che deve guidare la trattativa con l’Iran.
Intanto, dure critiche sul nucleare al presidente repubblicano Bush sono state rivolte da uno dei suoi predecessori, il democratico Jimmy Carter. In un editoriale sul Washington Post, Carter sostiene che negli ultimi cinque anni gli Usa hanno mandato segnali confusi a Paesi come l’Iran e la Corea del Nord con la decisione di abbandonare la maggior parte degli accordi sul controllo delle armi nucleari.
L’ex presidente critica duramente il recente accordo sul nucleare stipulato tra Usa e India - Paese che non ha aderito al Trattato di non proliferazione nucleare -, temendo che si tratti di «un nuovo passo avanti nell’apertura del vaso di Pandora della proliferazione nucleare».
«No alle vendite di tecnologia nucleare civile o di combustibile ai Paesi che rifiutano di firmare il Tnp», afferma Carter.