Accordo Eni-Libia: più gas per l’Italia

da Milano

Eni rafforza i suoi legami con la Libia con l’allungamento dei contratti, nuovi investimenti, più esportazioni. Ieri il gruppo guidato dall’ad Paolo Scaroni (che in serata ha anche incontrato il leader libico Gheddafi) ha firmato un accordo strategico con la Libyan Noc (National Oil Corporation) che prevede il prolungamento fino al 2042 dei contratti per la produzione di petrolio e al 2047 per il gas. In sostanza 25 anni in più rispetto alle intese precedenti. Eni e Noc investiranno insieme 28 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni (14 miliardi ciascuno), cui l’Eni aggiungerà da sola 800 milioni in sette anni per le nuove esplorazioni. «Fino al 2015 la Libia sarà più importante di Kashagan (il maxi-giacimento kazako su cui sono in corso difficili trattative tra il consorzio guidato dall’Eni e Astana, ndr): qui estraiamo 290mila barili al giorno, che sono il 20% della nostra produzione totale, mentre Kashagan fino al 2015 porterà 50mila barili» ha detto Scaroni.
L’ad dell’Eni ha spiegato che da un lato c’erano i contratti in scadenza, dall’altro Tripoli voleva ridiscutere le condizioni in seguito all’aumento dei prezzi del petrolio. Con i nuovi contratti è stata ridotta la quota di greggio estratto che va a ripagare l’Eni degli investimenti, ma è stata data una importante garanzia di durata delle forniture: un comunicato del gruppo sottolinea infatti che viene garantita una «maggiore sicurezza energetica all’Italia». «È stato un negoziato lungo e complesso - hanno fatto notare fonti Eni, con un chiaro riferimento a quello in corso con il Kazakistan - nel settore petrolifero si possono ridiscutere contratti che portino vantaggi a entrambe le parti».
E i vantaggi per l’Italia non sono solo rappresentati dalla garanzia degli approvvigionamenti, ma anche dal raddoppio della capacità di export di gas libico: attualmente il gasdotto Greenstream, che unisce la Libia con la Sicilia, trasporta otto miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’obiettivo è portare la capacità degli impianti di Mellitah (che inviano il gas all’Italia) a 16 miliardi: degli otto aggiuntivi, 3 passeranno in più attraverso il Greenstream e cinque attraverso un impianto per la liquefazione del gas destinato al mercato mondiale. La mancanza di rigassificatori in Italia, infatti, difficilmente permetterà che il metano finisca direttamente nel nostro Paese. Eni in Libia è il maggior operatore straniero: una posizione conquistata quando Tripoli era sulla «lista nera» internazionale, e difesa oggi con il coltello tra i denti, dopo che è stato tolto l’embargo e sono arrivate le compagnie americane (che si sono già ritagliate i loro spazi). Oltre alla ricerca di nuovi giacimenti con perforazioni vicine alle aree già sfruttate (che permetterà di avere più greggio o di sostituire i campi petroliferi in esaurimento), Eni e Noc punteranno a migliorare la produzione di quelli esistenti con nuove tecnologie.
Ieri intanto, per il terzo giorno consecutivo, il petrolio ha raggiunto a New York un nuovo record a 88,20 dollari al barile, mentre a Piazza Affari il titolo Eni ha guadagnato lo 0,30% in una giornata di diffusi ribassi.