Accordo fatto, ecco la nuova Impregilo

Nei prossimi giorni, probabilmente già questa settimana, Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade della famiglia Benetton, incontrerà i rappresentanti dei gruppi Gavio e Ligresti. In questa sede verrà definito il nuovo patto di sindacato destinato a governare per tre anni l’Impregilo, la prima società italiana di costruzioni presieduta da Massimo Ponzellini e controllata da questo trio di azionisti raggruppati nel contenitore Igli, posseduto al 33 per cento da ciascuno di loro. Questo incontro ne segue un altro avvenuto giovedì scorso, nel quale Salvatore Ligresti e Beniamino Gavio (figlio di Marcellino, scomparso poco prima di Natale) hanno concordato di continuare assieme il cammino in Impregilo. La decisione, per essere operativa, aveva bisogno della luce verde da parte del terzo protagonista, i Benetton appunto. Segnale che (salvo imprevisti) verrà proprio dal nuovo incontro a tre.
L’attuale patto che lega Benetton-Gavio-Ligresti scade il prossimo 30 giugno. Se non ne venisse fatto uno nuovo, i tre soci si dividerebbero quel 29 per cento che Igli controlla di Impregilo e si accollerebbero, pro quota, l’indebitamento di Igli stessa, circa 200 milioni di euro. Insomma, una vera rottura. E sembrava che potesse essere davvero questo l’esito della vicenda perché le posizioni fra i tre soci erano molto distanti. C’erano stati diversi incontri preparatori nei mesi scorsi, ma tutti inconcludenti e alcuni anche piuttosto tesi. In particolare il gruppo Gavio avanzava la richiesta di contare di più, di aver maggior peso azionario, ma pretendeva di raggiungere l’obiettivo non sottoscrivendo aumenti di capitale o rilevando quote degli altri due partner, ma apportando a Impregilo le sue due imprese di costruzione, la Grassetto e l’Itinera. A questa ipotesi si è sempre opposto in maniera risoluta il gruppo Ligresti.
Nel faccia a faccia di giovedì scorso, il costruttore siciliano e Gavio hanno concordato che questa strada è impraticabile ed è stata abbandonata. Non se ne riparlerà più, almeno nei vecchi termini. Il patto verrà riscritto più o meno identico al precedente e durerà altri tre anni. A cambiare sarà il contesto industriale di Impregilo. In questo senso: diventerà una holding che controllerà le società attive nelle sue tre aree di business. Quindi sotto la holding Impregilo ci saranno la Impregilo costruzioni, la Impregilo concessioni (possiede delle reti autostradali sudamericane, soprattutto in Brasile) e la Impregilo impianti (sistemi idrici, termovalorizzatori come quello di Acerra). E così il desiderio di Gavio, lasciato fuori dalla porta, potrebbe un domani rientrare dalla finestra: Grassetto e Itinera potrebbero essere conferite a Impregilo costruzioni, senza alterare i rapporti nella nuova holding capogruppo e nella scatola (Igli) che custodisce il pacchetto di controllo.
Soluzione brillante nella quale tutti vedono la solita, abile regia di Mediobanca e in particolare del suo direttore generale Roberto Pagliaro, vicino a Impregilo anche per ragioni affettive: suo padre e il padre di Ponzellini erano grandi amici. Ma i motivi che hanno spinto Mediobanca a impegnarsi in questo dossier sono, ovviamente finanziari. L’istituto di piazzetta Cuccia è il principale finanziatore del gruppo Gavio, una realtà molto indebitata e che ha qualche problema di prospettiva dopo la scomparsa dell’abilissimo Marcellino. Accasare Grassetto e Itinera, e una quota consistente di debiti, in una controllata di Impregilo annacquerebbe il nodo finanziario, senza creare troppe preoccupazioni agli altri due soci, Ligresti e Benetton.
Un buon affare per tutti. Secondo gli analisti è per questo, per quest’aria di ritrovata concordia, che il titolo ha vissuto una giornata di gloria sul listino, chiudendo con un più 3,55 per cento. Il che, se si vuole usare un po’ di quello scetticismo che non guasta mai nelle cronache finanziarie, in fondo sorprende. Se il patto non venisse rinnovato e Impregilo diventasse contendibile, qualche gruppo internazionale si potrebbe far avanti per rilevarne il controllo (ha contratti importanti come quello per il ponte sullo stretto di Messina o il raddoppio del canale di Panama). Potrebbe attirare qualche operatore di private equity. Per contro, qualcuno potrebbe sollevare il tema dell’italianità da difendere a ogni costo. Insomma, la contendibilità di Impregilo farebbe scorrere sangue, cosa che di solito la Borsa apprezza. Invece ha applaudito alla notizia di una pace vicina. Prodigi di un’abile regia.