Accordo Fiat-Chrysler, Elkann: "Noi al 35%"

Ufficiale l'accordo per il 35% di Chrysler (a costo zero), percentuale che potrebbe salire al 55, in cambio della tecnologia per la produzione di utilitarie. Alfa Romeo e 500 sbarcheranno negli Usa. Conferme: "Preliminare non vincolante, ad aprile si chiude". Marchionne: "Pietra miliare"

Milano - Adesso è ufficiale. Chrysler e il Lingotto confermano la firma di un accordo preliminare non vincolante che sarà completato, dopo essere stato sottoposto alle previste approvazioni, entro il mese di aprile. Il colosso dell'auto Usa metterà a disposizione di Fiat anche le sue piattaforme e fabbriche. Il gruppo Fiat, la Chrysler e Cerberus Capital Management (la società che detiene la maggioranza della casa automobilistica americana) hanno firmato un accordo non vincolante per creare una "alleanza strategica globale" annuncia una nota congiunta. In mattinata John Elkann, vice presidente di Fiat, aveva confermato le trattative. "Che ne stiamo parlando non è un mistero, è da un po' che se ne parla" ha detto. Riammesso alle contrattazioni di piazza Affari, il titolo del Lingotto segna un balzo del 3,5%: le azioni ampliano i guadagni con un rialzo del 6% a 4,73 euro.

I dettagli L’accordo con Chrysler "è buono, ci sono tante cose in divenire e possiamo salire" questo il commento del vice presidente di Fiat, John Elkann, all’accordo. Fiat riceverà una quota iniziale in Chrysler del 35% in base all’alleanza con la casa americana, che non contempla per Torino alcun investimento in contante in Chrysler né un impegno a finanziare Detroit in futuro. Secondo l'ad Sergio Marchionne si tratta di "una pietra miliare nello scenario in rapido cambiamento del settore automotive e conferma l’impegno e la determinazione di Fiat e Chrysler nel continuare a giocare un ruolo significativo nel processo globale".

L'accordo Fiat e Chrysler hanno messo a punto un’alleanza in base alla quale la casa torinese rileva il 35% del costruttore americano, con un’opzione per salire fino al 55% del capitale da esercitare più avanti. L’intesa consentirà a Chrysler l’accesso alle piattaforme del Lingotto, dalla mini all’alto del medio di gamma, passando per i suoi motori e le trasmissioni. Per Fiat, oltre all’ingresso nel capitale del costruttore americano, l’accordo si tradurrebbe nella possibilità di vendere negli Stati Uniti l’Alfa Romeo e la Fiat 500, anche grazie al taglio dei costi che si verrebbe a registrare con la condivisione dei siti produttivi con Chrysler.

Risparmi Secondo le stime del Wall Street Journal i risparmi derivanti dall’alleanza sarebbero compresi in una forchetta fra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Chrysler ha in nord America 14 impianti di assemblaggio.

Incrocio di partecipazioni Cerberus Capital Management, proprietario di Chrysler, sembrerebbe intenzionato a conservare un interesse nel costruttore americano, mentre ancora non appare chiaro - riporta il Wall Street Journal - se Daimler intenda mantenere o meno la propria partecipazione in Chrysler, pari al 19,9%. Un eventuale accordo migliorerebbe - prosegue il Wall Street Journal - l’immagine della Chrysler agli occhi del governo americano, che ha acconsentito a un prestito da 4 miliardi di dollari per il costruttore in difficoltà. Sia per Fiat sia per Chrysler l’allenza sarebbe "una mossa difensiva per la sopravvivenza di lungo termine" prosegue il quotidiano, sottolineando come "Chrysler e Fiat sono simili e, in qualche modo, complementari. Chrysler opera prevalentemente in Nord America e i tre quarti delle sue vendite sono legati a camion, minivan e sport utility-vehicle. Fiat è specializzata in auto piccole e medie. Ambedue le società beneficerebbero di un maggiore volume di vendite globale".