"Accordo frutto del dialogo È la fine dei veti incrociati"

Il ministro delle Infrastrutture Matteoli: &quot;Adesso è arrivato il momento di snellire le procedure. Basta con la burocrazia che blocca le opere&quot;<br />

da Roma

«Bisogna capire che le infrastrutture sono prioritarie per il Paese. Se le fa, il paese progredisce. Se non le fa, arretra». Altero Matteoli, ministro per le Infrastrutture, non nasconde la soddisfazione per l’accordo sul tracciato, raggiunto fra Osservatorio tecnico della Torino-Lione ed i sindaci interessati. «Un accordo figlio del dialogo. Una filosofia che ho condiviso fin dal mio insediamento, a cui seguirà l’assunzione delle responsabilità per la realizzazione dell’opera».
Ed a riprova del dialogo, Matteoli cita un dato: «Pensi che l’Osservatorio ha fatto una settantina di riunioni ed un centinaio di audizioni. Al termine, l’accordo è arrivato. A questo punto - prosegue il ministro - si dovrà fare un tavolo istituzionale a Palazzo Chigi, e poi subito un tavolo tecnico. Così da passare alla fase operativa, come ci chiede l’Unione europea. L’accordo raggiunto - prosegue - senz’altro non avrà l’unanimità, ma di certo segna il termine dei veti incrociati».
È dal 1990, dal vertice di Nizza che si parla di un collegamento ferroviario tra la Francia e l’Italia. «Guardi se è sui tempi che vuole discutere, ho sempre detto - commenta Matteoli - che perdere sei mesi per un’opera pronta in cinque anni è un danno grave. Ma perdere sei mesi per un’opera pronta tra vent’anni, è una cosa giusta».
Ma tra vent’anni, un’opera del genere sarà ancora attuale? «Sarà un’opera di grandissima attualità. Tra vent’anni tutti ci auguriamo che l’Europa non sia soltanto un’entità commerciale; ma anche politica. Con uno speculare bisogno di integrazione delle genti; quindi, di mobilità».
Insomma, dalla sua ideazione alla sua realizzazione passeranno quasi 40 anni. «Troppi? - osserva il ministro -. Allora pensi che è dagli anni Settanta che si parla della Livorno-Civitavecchia. Ma ora è arrivato davvero il momento di snellire le procedure. Quand’ero ministro dell’Ambiente, i Verdi mi attaccavano perché volevo accelerare i tempi e loro dicevano che non volevo i controlli. Ora è arrivato il momento di dire “basta” con tutta la burocrazia che blocca le infrastrutture. Una volta decisa un’opera, dopo un confronto (come dimostra il caso della Tav) bisogna andare avanti». Ed aggiunge. «Sarebbe incomprensibile se non si riuscissero ad accelerare le procedure per arrivare a raggiungere i nostri obbiettivi».
Anche la variante di Valico procede a rilento... «A parte il fatto che alcuni tratti sono già coperti dalla terza corsia. Eppoi bisogna anche considerare la morfologia dell’Italia e la circostanza che molti fiorentini utilizzano l’autostrada come una tangenziale per spostarsi rapidamente da una zona all’altra della città».
La Torino-Lione non fa più parte delle opere finanziate con la Legge obbiettivo (l’ha tolta il governo Prodi). Ora come la finanziate? «Mica posso andare da Tremonti e dirgli: Giulio, mi dai i soldi per la Tav? Le condizioni del bilancio pubblico le conosciamo tutti. Quindi, al finanziamento dell’opera cercherò di coinvolgere anche i privati».
Il governatore della Banca centrale cinese non ha escluso che i fondi sovrani di Pechino possano essere interessati a finanziare interventi in Italia. «Ho già avuto contatti con Fondi privati, delle banche, degli Stati. La settimana prossima sarò in Lussemburgo per incontri con la Banca europea degli investimenti. Ma i privati chiedono tempi e regole certe. E questo governo sta cercando di dare risposte».
Nell’immaginario collettivo, la Tav Torino-Lione fa venire alla memoria i cittadini che bloccano le ruspe, agli scontri con la Polizia. Come si è passati da quella fase a questa? Grazie al lavoro dell’Osservatorio, per il quale il ministro ringrazia pubblicamente il presidente Virano. E poi, sottolinea, «guardate che la gente delle zone interessate ci chiede cose serie: servizi, treni. Cose concrete. A cui il governo darà risposte concrete. Con un punto fermo: lo snodo di Orbassano resterà un riferimento forte». Ma non c’era anche una montagna che non si poteva bucare per il rischio amianto? «È stata accantonata».