Accordo di Parigi sul clima, ok in Europa e alla Camera

Via libera dall'Europarlamento e dal governo italiano In vigore il protocollo per combattere le emissioni

Alessio Giannullo

L'Unione europea ha ratificato l'accordo sul clima di Parigi. Il via libera è arrivato a Strasburgo con un'ampia maggioranza (610 favorevoli e 38 contrari su 679 votanti) ed è stato salutato dalla soddisfazione delle autorità internazionali e italiane: «Passo storico», l'ha definito il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon. «L'accordo non sarebbe stato possibile senza l'Unione europea» ha rimarcato il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, mentre il ministro dell'Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, ha parlato di «un grande segnale, che ci ricorda che sul clima c'è la vera Europa».

L'intesa sul clima di Parigi prevede l'entrata a regime dopo 30 giorni dall'adesione di almeno 55 Paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni. Con l'Europa, che produce il 12% dei gas serra, viene superata la soglia minima. Stati Uniti, Cina e India avevano aderito all'accordo in tempi anche più brevi ma l'Europa, col suo via libera, conferma il suo ruolo di leadership in tema di politiche ambientali, preparandosi a giocare un ruolo di primo piano anche in vista della prossima Conferenza sul clima di Marrakech (Cop22). Fino a oggi i Paesi erano 62 per quasi il 52% delle emissioni. Con l'ok dell'Ue (con il peso dei sette Stati membri che hanno aderito) si aggiunge il 4,5%, quota che consente il superamento della soglia critica, e l'entrata in vigore. Ottimo risultato, se si considera solo che per il protocollo di Kyoto c'erano voluti 8 anni, mentre la Cop21 di Parigi si è tenuta appena 9 mesi fa. Il segretario generale dell'Onu, a Strasburgo per assistere al voto, ha espresso «apprezzamento per il ruolo guida della Ue nella lotta al cambiamento climatico».

«Oggi abbiamo continuato a dimostrare leadership e dato prova che, insieme, l'Unione europea porta risultati concreti», ha osservato Juncker. L'unità però non deve essere data per scontata adesso che l'Europa dovrà continuare a muoversi su due fronti.

«Un'ottima cosa lavorare sui cambiamenti climatici, che tanti problemi sta creando al pianeta - spiega l'eurodeputato di Forza Italia, Stefano Maullu - siamo impegnati nel lasciare un mondo migliore alle prossime generazioni e molte delle attività hanno la necessità di essere controllate. Il punto principale è il controllo delle emissioni, con una strategia integrata di tutti. Tagliare le emissioni globali di gas serra significa contenere l'aumento medio delle temperature. Ogni Paese dovrà cercare le soluzioni adeguate e ogni 5 anni dovremo darci obiettivi sempre più ambizioni. Decisivo sarà il ruolo delle autonomie locali e delle grandi città, pensiamo a quello che la Lombardia ha fatto con la diagnosi e la certificazione energetica degli edifici, aprendo la strada alle nuove norme nazionali».

Anche il governo ha messo in moto l'iter dell'adesione. Il Consiglio dei ministri ha varato il ddl di ratifica dell'accordo, che ora dovrà essere approvato dal Parlamento. «È l'Italia che pensa ai propri figli», ha commentato il premier Matteo Renzi. E la commissione Ambiente della Camera ha dato il via libera all'unanimità al parere sul ddl del governo».