Un accordo con il sindacato è stata la sua condanna a morte

Stava lavorando a un documento sindacale che, una volta completato, avrebbe potuto fare storia nel fin troppo variegato mondo delle cooperative. Pasquale Maglione, l’avvocato 56enne freddato con quattro colpi di 7.65 la sera del 16 luglio scorso davanti al suo studio-abitazione di Rodano, era diventato un personaggio scomodo, soprattutto per la sua «mania» di voler fare le cose legalmente. E i carabinieri della compagnia di Monza, che stanno indagando per il suo omicidio su un mandante di origini campane legato alla camorra, non hanno dubbi sul ruolo che le cooperative e la loro gestione hanno giocato in questo fatto di sangue. Maglione - nato a Napoli nel ’54 ma cresciuto a Moiano, a una trentina di chilometri da Benevento - svolgeva infatti attività di consulenza per alcune grosse società occupandosi proprio dei loro rapporti con cooperative di facchinaggio e pulizia. E secondo molti testimoni sentiti dagli investigatori deve aver pestato i piedi a qualcuno, proprio a causa della sua onestà, in un ambiente spesso popolato da malavitosi e gente senza scrupoli.
«Non ho avuto una grossa frequentazione con l’avvocato Maglione ma abbiamo parlato un paio di volte al telefono anche la settimana prima che lo uccidessero proprio perché stava provando a realizzare un’ipotesi di protocollo per evitare che alle cooperative pirata venissero affidati dei lavori - ci spiega Roberto Rossi della segreteria generale Fit Cisl -. Sì, stavamo ragionando insieme su questo progetto che avrebbe coinvolto anche la Regione. Anzi: volevamo che con il tempo questo piano diventasse una legge regionale. Si trattava di una serie di regole per il controllo dei listini paga, dei versamenti contributivi all’Inail e all’Irpef, dei permessi di soggiorno dei lavoratori, delle loro buste paga e via di seguito. Tutto per evitare il proliferare del lavoro nero o comunque del lavoro che non è regolare al cento per cento ed evitare così la marea di cause e ricorsi che di solito arrivano alle aziende per colpa delle cooperative. Avevamo esortato noi Maglione a darci una mano perché ci capita troppo spesso di avere a che fare con sub appalti a cooperative campane e calabresi che nascono e spariscono nel giro di qualche mese o delle quali è impossibile trovare una sede legale. Lui sembrava molto interessato a trovare un sistema affinché le cose funzionassero meglio sia per i lavoratori che per le aziende. “Ci sto lavorando“ mi disse l’ultima volta che ci siamo sentiti. Qualche giorno dopo ho saputo che l’avevano ucciso».
Nell’accordo quadro impostato da Maglione per i sindacati si parla di legalità e trasparenza nell’utilizzo di consorzi e cooperative e di Resercom srl (di cui Maglione si dichiara rappresentante legale) come società autonoma che fornisce assistenza e consulenza nella gestione delle attività di controllo e gestione documentale delle cooperative e del suo personale. Insomma: l’avvocato voleva mettere in piedi un sistema di controllo delle cooperative. Anzi: come appare chiaramente dal documento in questione è il propugnatore di questo sistema. Qualcuno ha pensato che andava fermato.