Accordo sul taglio dei ministri, ma soltanto dal prossimo governo

Stabilito il tetto massimo di 12 dicasteri e di 60 componenti dell'intera squadra governativa. Emendamento bipartisan firmato anche da Calderoli. Fi, An e Udc votano contro. Salvi (Sd): "Da gennaio Prodi bis"

Roma - Un limite massimo di 12 ministri e un tetto di 60 componenti per l’intera compagine governativa (ministri, vice e sottosegretari). Ma la norma entrerà in vigore solamente a partire dal prossimo esecutivo. Intesa raggiunta in commissione Bilancio del senato sugli emendamenti "taglia ministri". A riferirlo il relatore della finanziaria, Giovanni Legnini, il quale ha spiegato che "sono state unificate le diverse proposte di modifica ed è stata fatta una riformulazione che accorpa" gli emendamenti Salvi-Villone (Sd), a quella della coppia Bordon-Manzione (Ud), ma anche il leghista Roberto Calderoli. In base alla legge Bassanini, il numero dei ministri non potrà essere superiore a 12. Calderoli ha mantenuto una sua ulteriore proposta per far scattare la riduzione del numero di ministri già dal 2008 e con una formazione di al massimo 50 componenti. Forza Italia, Allenza nazionale e Udc hanno votato contro.

Salvi: "A gennaio Prodi bis" "È una grande occasione per un nuovo governo da gennaio sempre presieduto da Prodi". Così il senatore della Sinistra democratica, Cesare Salvi, commenta l’approvazione dell’emendamento che prevede la riduzione dei membri dell’esecutivo a partire dal prossimo governo. "È il primo vero colpo alla casta - prosegue Salvi - è la prima vittoria delle nostre battaglie per la riforma della politica. È un successo che tutta la maggioranza abbia condiviso questa proposta. Da ora in poi governi di cento membri non saranno più possibili. Spero che Prodi voglia utilizzare questo strumento dopo l’approvazione della Finanziaria per il rilancio, a gennaio dell’azione di governo".

Schifani: "Propaganda a buon mercato" "La norma che taglia i ministri del prossimo governo e non di quello attuale, approvata in Commissione, dimostra chiaramente che Prodi e la sua maggioranza non hanno alcuna intenzione di ridurre i costi della politica. Rinviare al futuro una decisione che sarebbe stata efficace solo se immediata è davvero ridicolo". Così il capogruppo di Forza Italia al Senato, Renato Schifani, commenta la decisione della commissione Bilancio. "La verità - sostiene Schifani - è che gli effetti immediati della norma avrebbero provocato la caduta del governo Prodi. L’esecutivo dei rinvii, che ha il record negativo di oltre 100 componenti tra ministri e sottosegretari, ha preferito allora perdere la faccia e l’ennesima battaglia, anche con se stesso e con il buon senso".