Accusa per accusa ecco il teorema dei pm di Monza

MilanoEcco i passaggi centrali delle 189 pagine dell’ordinanza di custodia a carico di Massimo Ponzoni e di altri quattro indagati. In tutto, nell’inchiesta sono coinvolte ventidue persone.
APPALTI IN CAMBIO DI CARRIERA Ponzoni è accusato di avere agevolato la carriera politica di altri due esponenti del Pdl, Antonino Brambilla e Rosario Perri, in cambio dell’okay a varianti d’uso di vaste aree agricole: «Brambilla ottiene per sé l’appoggio politico di Ponzoni, all’epoca coordinatore Pdl per Monza e Brianza, in relazione alla copertura di cariche in enti territoriali ed enti pubblici, culminato con la nomina in data 29.6.09 a vicepresidente e assessore della Provincia di Monza e Brianza». Inoltre gli viene consentito di comprare case con sconti da centinaia di migliaia di euro.
LE PULIZIE DELL’OSPEDALE Ponzoni fa avere all’impresa di pulizia del suo amico Pietro Rivoltella l’appalto per le pulizie dell’ospedale di Niguarda. Il direttore generale dell’ospedale, Pasquale Cannatelli, ottiene in cambio 120mila euro di sconto sull’acquisto di una casa.
I SOLDI AI GIORNALISTI Le aziende interessate agli appalti vengono costrette da Ponzoni a finanziare «fittizi contratti di consulenza con i giornalisti Sala, Pirola e Zagato, remunerati per scrivere articoli favorevoli a Ponzoni». Si tratta di circa 30mila euro. Carlo Sala scrive su Libero, Marco Pirola è il direttore del settimanale locale L’Esagono e corrispondente del Giornale, Gianandrea Zagato è un ex redattore del Giornale
L’AZIENDA SVUOTATA La bancarotta delle società di Ponzoni sarebbe stata causata anche dallo svuotamento delle casse per spese di ogni genere effettuate dal consigliere regionale: si va dall’acquisto di «dieci biglietti per il Gran Premio di Monza», a 14mila euro per un viaggio esotico di Ponzoni e della moglie, a 70mila euro per la villa privata in Costa Azzurra, ai regali a Roberto Formigoni (vedi box a fianco).
LE MINACCE DI MORTE Dopo la rottura dei rapporti con Ponzoni, il suo braccio destro Sergio Pennati sentendosi in pericolo di vita scrive una sorta di testamento che gli verrà sequestrato dalla Guardia di finanza. Di Ponzoni scrive: «É un drogato cocainomane dedito più che altro alle donne». «Ponzoni mi ha detto: stai attento che io ti schiaccio. Fuori dal bar di Cesano Maderno mi ha detto “stai attento che qui sopravvive chi ha gli amici, ho percepito che facesse riferimento a un gruppo di persone di origine calabrese che frequentano quel bar».
UN’AUDI PER UNA DELIBERA Un concessionario d’auto interessato a una delibera racconta: «Ponzoni si presentò in concessionaria informandomi del fatto che il piano regolatore era stato approvato. Con l’occasione mi chiedeva di poter provare la nuova Auydi Q7 4.2 Tdi (...) una volta arrivata in concessionaria l’auto venne immatricolata e a seguito delle forti insistenze di Ponzoni consegnata al suo autista». L’Audi rimane per quasi un anno nella disponibilità di Ponzoni.
I RAPPORTI CON I CLAN Una società di Pennati paga 162mila euro a Domenico Zema, genero del capo della cosca ’ndranghetista di Desio che secondo la Procura li usa per finanziare la campagna elettorale di Ponzoni. «È emerso infatti dalle intercettazioni effettuate che il clan Moscato fornì l’appoggio all’elezione a consigliere regionale di Ponzoni nel 2005». Una conferma secondo i pm viene dallo stesso Ponzoni che commentando la sua elezione successiva, nel 2010, dice «mi sono tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan».
LE TALPE IN PROCURA Ponzoni è accusato di avere ricevuto «soffiate» sulle indagini in corso da parte di un brigadiere dei carabinieri in servizio alla compagnia di Seregno e di un vigile urbano in servizio alla Procura di Monza. Ponzoni avrebbe girato le «dritte» a Rosario Perri, assessore, sospettato di collusione con i clan.
BELLA VITA E COCAINA Concludono i pm: «I reati di cui si tratta sono stati commessi da Ponzoni, oltre che per finanziare le proprie campagne elettorali, (1,6 milioni solo per quella del 2005) anche per sostenere i costi di un tenore di vita altissimo, un tenore che costituisce fortissima spinta a commettere nuove condotte delittuose (...) ai costi del lusso si sommano inoltre, secondo quanto già anticipato da Pennati nel memoriale, le spese per la cocaina. La sua dedizione al consumo di droga è emersa in una conversazione del 24.1.10 con Q.E., con la quale intratteneva relazione sentimentale, la quale si rivolge a Ponzoni chiamandolo “drogato” e “tangentista”».