Accusato di fare la spia per le Br «Il Pci mi usò per colpire Craxi»

L’ex sindacalista Uil Scricciolo ricorda i suoi «7.171 giorni» tra l’arresto e l’assoluzione

Pierangelo Maurizio

La prima cosa che colpisce di Luigino Scricciolo è la calma. «Mi considero una vittima di fuoco amico» ci scherza su. Chi si ricorda di lui? Ex responsabile del dipartimento Esteri della Uil, un passato nel «movimento» e in Democrazia proletaria, nell’82 fu arrestato con la moglie: l’accusa, teneva i rapporti per conto delle Brigate rosse con i servizi segreti dell’Est. Dopo 20 anni è stato prosciolto - in istruttoria, senza processo - da tutto, «per non aver commesso il fatto», «perché il fatto non sussiste» eccetera. Per la precisione, dopo settemilacentosettantuno giorni. E «7.171 giorni» si intitola il suo libro (Editrice Memori) in uscita in questi giorni. Che è anche uno spaccato dell’Italia.
La sua analisi, oggi, è spietatamente lucida: «La vicenda del mio arresto fu incanalata e usata dal Partito comunista con l’appoggio di alcuni magistrati - dice -, per colpire il sindacalismo moderato, la Uil in particolare, e il Psi di Bettino Craxi». Era stato Scricciolo a permettere la visita in Italia di Lech Walesa, il leader di Solidarnosc, ricevuto dal Papa e che Mosca vedeva come la bestia nera, un pericolo mortale - lui e il primo sindacato libero polacco - per l’«impero» sovietico.
Ed era la Uil, guidata dall’allora socialista Giorgio Benvenuto, a fare da ponte con Solidarnosc, con i capi della rivolta e gli operai polacchi nei giorni pericolosissimi del golpe del generale Jaruzelski.
«Luciano Lama, il mitico segretario della Cgil, venne a ricevere Walesa all’aeroporto - rievoca Luigino Scricciolo -, ma né lui né la Cgil avevano capito quel fenomeno». O, forse, lo avevano capito troppo bene. Quando esplose la bomba dell’arresto, dice Scricciolo, «così mi è stato riferito, Lama disse: per me possono buttare la chiave...».
Eppure sarebbero dovuti bastare gli elementi noti - il ruolo avuto nella visita di Walesa in Italia, l’appoggio del governo Craxi alla primavera polacca - per indurre innanzitutto i giornali a una maggiore cautela. E invece no. Proprio il sindacalista della Uil venne bollato come lo spione al soldo del Kgb e l’ambasciatore delle Br.
Scricciolo viene arrestato il 4 febbraio 1982. Due anni e mezzo in carcere. Le ricadute private sono ancora più devastanti. Fine del matrimonio, la moglie s’innamora dell’avvocato e ci fa una figlia. Nel 2001 quando arriva il proscioglimento disposto dal giudice Otello Lupacchini l’Inps, di cui è dipendente, lo licenzia per «la gravità delle accuse in cui è stato coinvolto». Scricciolo questa volta fa causa e naturalmente la vince.
«La cosa più strana è che non provo rancore per nessuno. Davvero - dice - e non solo perché sono cattolico. Penso che la cosa più importante è che abbiamo sconfitto il terrorismo, anche se ci sono stati molti “danni collaterali” come nel mio caso». La conclusione, desolante: «Certo, la giustizia arriva. Ma quando non serve più. Adesso ho 58 anni: ero un dirigente sindacale di primo piano, avevo delle qualità, in vent’anni avrei potuto fare molto. Invece...».
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