Le accuse agli ex premier ulivisti

Il ruolo di Prodi, D’Alema e Dini all’esame del Tribunale dei ministri

da Roma

L'invio al Tribunale dei ministri avverrà i primi giorni della prossima settimana. Per ora si sta ancora vagliando quanto riportato nell'esposto consegnato dal senatore Paolo Guzzanti, quale presidente della Commissione Mitrokhin, il 20 dicembre scorso. L'iscrizione sul registro degli indagati degli ex premier Lamberto Dini, Romano Prodi e Massimo D'Alema, non è ancora stata ultimata, in ogni caso verrà fatta entro i prossimi giorni e appena prima che l'atto sia mandato al Tribunale dei ministri. «Per atto dovuto e proceduralmente obbligato», si conferma. Nello stesso documento ci saranno le richieste dei magistrati: via libera per accertamenti ulteriori o semaforo verde per l’archiviazione. A piazzale Clodio si mantiene il più stretto riserbo, in ogni caso il pm Giuseppe De Falco ed il capo del pool antiterrorismo Franco Ionta, lasciano trapelare un certo scetticismo rispetto alla linea delle accuse. Su alcuni elementi del rapimento di Aldo Moro - si spiega - si è più volte indagato e proceduto nelle diverse inchieste svolte nel tempo.
Guzzanti, da parte sua, ha dichiarato: «I reati da me sottoposti all'attenzione del procuratore di Roma riguardano il modo in cui fu intenzionalmente e accuratamente insabbiato, nascosto alla magistratura e alla polizia giuridiaria e reso inutilizzabile ciò che si usa chiamare dossier Mitrokhin, ma che è un insieme di documenti importantissimi anche sotto il profilo della sicurezza nazionale, trasmessi al governo italiano dal governo britannico che li ha certificati come autentici ed attuali, attraverso i propri servizi segreti». «Il trattamento riservato al dossier Mitrokhin dal Sismi tra il 1995 e il 1999 sotto la responsabilità di Dini, Prodi e D'Alema - spiega Guzzanti - rappresenta un caso unico e devastante di leggi violate e anzi calpestate». Riguardo al «caso Moro», il senatore di Forza Italia aggiunge: «L'esposto-denuncia redatto dal consigliere Cordova investe anche l'indecente e miserabile storia del piattino della seduta spiritica di Prodi, temerariamente ripetuta dal Professore in tutte le sedi e anche davanti alla commissione da me presieduta, così come aveva fatto sia davanti al magistrato che alla Commissione Moro presieduta da Luciano Violante, ciò che provocò lo sdegno e il sarcasmo di Leonardo Sciascia».
Enzo Fragalà, di An, aggiunge: «Le 80 pagine del documento preparato da Cordova in qualità di consulente dell'organismo parlamentare sono un elenco scrupoloso e inattaccabile di tutti quei passaggi che sono stati caratterizzati da rilievi penali nell’inutile tentativo di nascondere o adulterare presso l'opinione pubblica e perfino presso la polizia giudiziaria le gravi violazioni di legge commesse».