Accuse di Bankitalia, l’ex banca di Verdini chiede una proroga prima di rispondere

RomaUna proroga e una risposta, punto su punto, alla relazione degli ispettori di Bankitalia. Gli ex componenti del Consiglio di amministrazione e del collegio sindacale del Credito cooperativo fiorentino, la banca presieduta fino al 23 luglio da Denis Verdini, hanno deciso la strategia per rispondere alla relazione che ha portato al commissariamento della banca di Campi Bisenzio.
C’è innanzitutto un problema di tempi. La richiesta di proroga per la presentazione delle controdeduzioni - facevano filtrare ieri fonti della banca - sarebbe già partita. Partita anche la richiesta di «acquisizione di tutti gli atti» al fine di «un corretto contraddittorio». Il termine per la presentazione delle controdeduzioni, sempre secondo l’istituto fiorentino, scadrebbe il 7 settembre visto che la scadenza è di 30 giorni e gli atti sarebbero stati notificati il 7 agosto.
Gli ispettori di Palazzo Koch hanno analizzato la gestione della banca dal 25 febbraio al 21 maggio segnalando carenze degli organi aziendali, con accentramento dei poteri nelle mani dell’allora presidente Denis Verdini, oggi coordinatore nazionale del Pdl, e un potenziale conflitto di interesse dello stesso Verdini con la Banca per affidamenti per oltre 60 milioni di euro, impieghi spesso a rischio, concentrati su grandi clienti, in contrasto con gli obiettivi mutualistici dell’istituto.
Verdini, che in un primo momento aveva parlato di un verbale «fondato su ipotesi errate» martedì in un’intervista al Foglio ha ridimensionato le accuse: «Le cartelline con i rilievi della Vigilanza rappresentano solo l’inizio di un procedimento amministrativo al quale risponderemo puntualmente e adeguatamente», ma «anche a voler leggere con malevolenza queste prime osservazioni di Bankitalia, esse comunque smontano tanti titoli velenosi sparati in questi giorni dalla stampa antiberlusconiana».
Ad esempio sulla ricapitalizzazione del Giornale di Toscana. «Nel documento sottoscritto dal governatore Mario Draghi si parla esattamente degli 800 mila euro cui avevo accennato apertamente in conferenza stampa», afferma. «Il documento quindi spazza via tutte le illazioni e le cifre iperboliche sbandierate per mesi e mesi dai soliti giornali».
Verdini smentisce il «potenziale conflitto di interessi» rilevato dai tecnici di Bankitalia per i finanziamenti concessi dal Ccf all’imprenditore Riccardo Fusi, con cui era in affari. «Nel 2005 ho fondato una società, la Parved, e pensai di acquistare una quota della società Una Hotel & Resort (Gruppo Fusi), poi ho cambiato idea», racconta. «Posso essere colpevole di non aver fornito informazioni su un affare che poi non ho portato a termine?».
Il leader della Lega Nord Umberto Bossi, che si trova a Calalzo di Cadore per il compleanno del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha preferito non sbilanciarsi. Nella vicenda della Banca «bisogna vedere se è tutto regolare. Una banca si può fare». Ma «se è piena di irregolarità Bankitalia ha il dovere di bloccarla». Comunque: «Io non voglio condannare nessuno».