«Accuse dettate dal dolore. È tutto a norma»

nostro inviato all’Aquila

Signor Armido Frezza, lei è in cima alla lista dei costruttori aquilani sott’accusa per i crolli. È indagato?
«No, ma è come se lo fossi».
In che senso?
«È in atto un gioco al massacro nei miei confronti. Non vorrei che fosse partita la caccia al capro espiatorio e che qualcuno volesse a tutti i costi un costruttore innocente da sacrificare per saziare la pubblica opinione».
E vogliono lei?
«L’aria non è delle migliori. Ormai ogni qualvolta si parla di crolli sospetti, si tira in ballo solo il mio nome e quello della mia azienda. Non è giusto».
In ambienti investigativi si fa riferimento alla sua ditta per i lavori fatti (male) a proposito della costruzione dei garage in via XX Settembre che sarebbero all’origine della morte di decine di persone.
«Ma chi lo dice che sono stati fatti male i lavori? C’è una perizia? Una relazione dei vigili del fuoco? Un responso della procura? Allo stato non c’è nulla ad eccezione delle accuse lanciate dai parenti delle vittime, dettate dal dolore. Ho il massimo rispetto per chi soffre ma non è con me che devono prendersela. L’emotività è una cosa, la realtà un’altra. Non si può pontificare su cose che non si conoscono, come ad esempio le tecniche di costruzione, i materiali usati, il ruolo dei progettisti. Se il palazzo è venuto giù è colpa del terremoto, non mia. Qui si rischia di linciare le persone sulla base di un imbroglio mediatico».
Quale imbroglio?
«Non sono un pazzo o un incosciente, tiro su case da decenni senza problemi. E così ho costruito il palazzo accanto a quello crollato. Il mio è ancora visibile a tutti, in perfetto stato, pure il muro che univa i due stabili è rimasto intatto. Sul garage in questione mi sono mosso seguendo tutti i parametri di sicurezza, gli interventi sono stati mirati, calcolati alla perfezione, usando materiali ad hoc. Se sono sceso quattro o cinque metri non l’ho fatto mica a caso».
Si sente a posto con la coscienza?
«Assolutamente sì».
Lo sa che i primi interrogatori dei carabinieri riguardano proprio il palazzo di via XX Settembre?
«Ah. No, non lo sapevo».
Ha già un avvocato?
«Lo nominerò presto, anche se non so da cosa mi devo difendere».
Alcuni testimoni sostengono d’aver denunciato rumori sinistri dopo i lavori al garage...
«Nessuno ha mai contestato una virgola a me o ai miei progettisti. Le uniche lamentele erano per la polvere che si sollevava durante i lavori o per il rumore poiché talvolta si cominciava a scavare un quarto d’ora prima del previsto. Insisto: il crollo non è dipeso da me, e lo dimostrerò qualora l’autorità giudiziaria me ne dovesse chiedere conto. Dopodiché perseguiterò finché campo gli sciacalli che sulla pelle dei morti alimentano questa campagna d’odio».
Converrà con noi che forse, anche senza il responso di una perizia, guardando le macerie accatastate nella rampa del garage, qualcosa sembra essere successo dove lei ha messo le mani...
«No, no e ancora no. La rampa ha retto benissimo e pure il pavimento. Le macerie di cui si sta parlando - sempre a sproposito - non fanno parte del garage ma appartengono ai palazzi circostanti caduti e messe lì dai vigili del fuoco, per operare meglio, via via che venivano sollevate e sgomberate dalle gru. Vede? Questo è un classico esempio di imbroglio mediatico. Chiedete ai vigili del fuoco se sto dicendo una bugia».
Senta signor Frezza, il suo nome compare come capofila di un’associazione di imprese che ha lavorato anche sull’ospedale semidistrutto dal sisma. Le arriveranno problemi anche da lì?
«Io non ho costruito un bel niente all’ospedale San Salvatore. Come altre aziende sono intervenuto solo in un secondo momento in determinati padiglioni. Si tratta di integrazioni su appalti ancora in corso. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Adesso sta’ a vede’ che è tutta colpa mia. La verità è che i miei palazzi, costruiti in più punti della città, hanno retto benissimo al terremoto. Un’ultima cosa ci tengo a dirla, e la prego, la scriva».
Dica.
«Questo clima d’odio è inaccettabile per me, la mia famiglia e i miei operai. Sono stato presidente dei costruttori e voglio continuare a camminare a testa alta tra i miei concittadini. Non sono un mostro. Se c’è qualcuno che ha manie di protagonismo o vuole farsi pubblicità infangando il mio nome, giri alla larga. Il discorso vale per tutti, nessuno escluso».