Accuse dalla Germania: «Riis e Frank Schleck vicini a Fuentes»

Per il giornale «SZ», il manager e il corridore sarebbero legati al dottore al centro dell’indagine sul doping in Europa

da Saint-Amand-Montrond
Non è uno abituato a vincere, eppure sembra quasi distaccato. Certo, sorride, stringe mani, non ha la faccia di chi ha perso, ma nemmeno di chi ha vinto il Tour de France. Carlos Sastre ha il sorriso dolente di chi pare abbia pudore a sprigionare tutta la gioia, oppure il timore di farlo. «Era il sogno della mia vita, ora l'ho realizzato»: sono queste le prime parole di Carlos Sastre dopo la crono di Saint-Amand-Montrond. «Non ero sicuro del risultato – dice lo spagnolo - ma sono sempre rimasto tranquillo. E credo di aver fatto una bella prova. Avevo una possibilità e ho fatto di tutto per non farmela sfuggire. E ho scoperto che la maglia gialla sulle spalle aiuta davvero. È una vittoria che dedico a tutta la mia famiglia e al ricordo di mio cognato José María “Chava” Jiménez. Il sogno di vincere il Tour lo condividevamo entrambi, so che mi ha aiutato a vincere». Sastre ha sposato Pietad, la sorella di Jimenez, morto il 6 dicembre del 2003 per depressione in seguito alla dipendenza per cocaina, ha voluto dedicare una vittoria a questo ragazzo che non c’è più e che ha conosciuto ai tempi della Once di Manolo Saiz, il manager coinvolto nell’«Operacion Puerto», uno dei pochi.
«Io devo ringraziare la mia squadra e Cancellara, che se non avesse tirato tanto in salita oggi avrebbe vinto la crono. Manolo Saiz? Io non rinnego il mio passato. Posso solo dire che Manolo mi ha insegnato tanto e a questo sport ha dato tantissimo». Soprattutto ha distribuito sacche di sangue.
Dure accuse arrivano intanto dalla stampa tedesca. Il quotidiano Sueddeutsche Zeitung, sostiene che Bjarne Riis abbia portato Franck Schleck dal dottor Eufemiano Fuentes, il ginecologo delle Canarie, figura centrale di tutta l’«Operacion Puerto» per via delle sue pratiche di emotrasfusione.
«Io il dottor Fuentes nemmeno lo conosco», dice il manager danese, reoconfesso con undici anni di ritardo. «Se volete la mia maglia gialla la potete andare a prendere: è in uno scatolone in garage», disse dopo aver fatto la verginella all’epoca della vicenda Basso. Gli organizzatori del Tour, tanto bravi e solerti, avrebbero avuto tutte le ragioni per non invitarlo almeno per qualche anno al Tour. Invece lui l’hanno accolto a braccia aperte. La Csc è sponsor tecnico della Grande Boucle: pensiamo male e non facciamo peccato. Vive la France!