Le accuse del governo al generale che voleva promuovere alla Corte dei conti

Roma -Sono sei "i punti incontrovertibili" che vengono addebitati al comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale nel documento di 22 pagine predisposto dal governo e consegnato in Parlamento: dalla poca lealtà dimostrata nel non comunicare all'autorità politica le lettere inviate dalla Procura di Milano alla "discutibile" politica di rilascio degli encomi. Accuse e rilievi che servono, nelle intenzioni del governo prodi, a difendere a tutto campo il viceministro Visco, ma che per l'opposizione sono in realtà la prova dello scontro politico - ma non solo in relazione alle indagini su Unipol-Bnl che dovevano essere fermate - alla base della rimozio del comandante della Gdf: ufficiale "sleale", quindi da mettere da parte ma comunque da promuovere in un organo importante come la Corte dei conti. Contraddizione che il ministro Padoa-Schioppa, sostiene la Cdl al Senato, non ha affatto affrontato e chiarito.
Nel testo si afferma che "nel corso della sua presenza ai vertici della Guardia di Finanza il Generale Speciale: 1) "ha gestito in modo personalistico il corpo escludendo la catena gerarchica dalle scelte e dalle decisioni; 2) "ha perseguito una discutibile politica degli economi idonea a modificare le graduatorie interne ai fini dell'avanzamento"; 3) non ha tenuto un comportamento leale nei confronti dell'autorità politica, in particolare omettendo di trasmettere o di comunicare le lettere inviategli dalla procura di Milano; 4) Non è stato in grado di vigilare e di impedire che fossero pubblicati dalla stampa documenti riservati relativi ai carteggi" tra il ministro e la Guardia di Finanza; 5) "Ha forzato le regole di attribuzione degli incarichi attribuendo su base fiduciare e personali funzioni importanti ad ufficiali carenti dei requisiti formali richiesti"; 6) "ha mostrato una grave inadeguatezza nello scegliere i collaboratori più stretti tanto che per uno di essi é stato proposto di rinvialo a giudizi per reati gravissimi". Il dossier spiega quindi che "l'intervento del viceministro é stato più che legittimo, anzi doveroso date le circostanze, senza nessuna forzatura e nel pieno rispetto sia delle prerogative dell'Autorità Politica e dei compiti di indirizzo ad essa spettanti, sia delle prerogative e degli interessi della Guardia di Finanza e dell'Autorità Giudiziaria".