Le accuse risultano infondate? Allora meglio non parlarne più

È trascorso ormai più di un mese dalla lettura del dispositivo della sentenza che ha riguardato la gestione del porto di Genova sotto la presidenza di Giovanni Novi e devo segnalare che, al di là degli articoli di fondo dell'ottimo Massimiliano e della sua «equipe», ben poco è stato scritto dai quotidiani genovesi.
La vicenda è emblematica di un costume ormai consolidato nel nostro Paese.
A un'attenzione giornalistica quasi morbosa nella fase delle indagini, accompagnata spesso dall'espressione di valutazioni mediatiche che assurgono a marchi di infamia nei confronti degli indagati, fa seguito un silenzio distratto dopo che la Magistratura giudicante ha concluso il proprio lavoro. E il Giudice penale pronunciandosi sulle imputazioni contestate a Novi ha ripetuto per 12 volte che il fatto non sussiste.
Per un solo capo d'imputazione, e neppure integralmente, Novi è stato ritenuto responsabile e condannato a due mesi e duecento euro di multa (dicasi Euro 200!). A fronte di tale (oggettivamente modesta) sanzione come possono trovare giustificazione le oltre 20.000 intercettazioni telefoniche, la misura cautelare degli arresti domiciliari, le decine e decine di articoli con cui a Novi è stato attribuito il ruolo di regista di nefandezze fantasiose che avrebbero riguardato la più importante industria cittadina?
Attendo con ansia di conoscere l'esito dell'indagine del Procuratore Generale della Repubblica (massima autorità inquirente della regione) sia con riferimento a possibili gravi distorsioni dell'indagine, sia con riferimento ai toni irridenti del P.M. nei confronti di argomenti difensivi che hanno poi trovato riscontro da parte del giudice. Non ci resta che attendere, sembrerebbe la conclusione, ma, c'è un ma, che meriterebbe ulteriori riflessioni, ed è quello che riguarda il significato dell'intera vicenda, che coinvolge non solo i presunti imputati, bensì tutta la Città e più precisamente il destino di una Città che ruota intorno al suo Porto.
Dal passaggio di consegne tra Novi e Merlo, ho avuto l'impressione che il nostro Porto, posto sotto una lente d'ingrandimento, sia rimasto un po' ingessato nel timore di un fantomatico passo falso, con un'opinione pubblica pronta a sparare contro una decisione che, come vorrebbe la logica di mercato attuale, fosse immediata e pronta a recepire le sollecitazioni esterne.
La sensazione che ho avuto è stata quella di una Città troppo divisa tra innocentisti e colpevolisti, trascinata in un mero pettegolezzo di scontri di poteri, di clan, di lobbies, in cui sia mancata la consapevolezza che il nostro Porto è una vera fonte di ricchezza e che la sentenza del 18 settembre sia da valutare con la consapevolezza di un sistema che, pur bistrattato, ne è uscito pulito, ma che soprattutto ha visto vincere la nostra Città.
Sono andato a rileggermi quello straordinario libro del Manzoni che narra la storia della colonna infame e nelle cui premesse sono compendiati i principi che dovrebbero presiedere - in ogni tempo ed in ogni luogo - al corretto funzionamento della giustizia ed al rapporto di quest'ultima con l'opinione pubblica.
Mi ha sconvolto l'attualità di riflessioni svolte quasi duecento anni or sono e riferite a " què giudici timorosi di mancare a un'aspettativa generale" e di " parere meno abili se scoprivano degli innocenti" che non avevano esitato a creare dei colpevoli ( gli untori) responsabili del flagello della peste.
Tornando alla stretta attualità occorre muovere dal seguente dato di fatto: è una circostanza oggettiva che durante le indagini penali vi sia un rapporto privilegiato fra Procure delle Repubblica e una parte della stampa.
Si crea così un meccanismo di rafforzamento reciproco con l'effetto - a volte - di «trovare i colpevoli di un delitto che non c'era, ma che si voleva», sempre per citare il Manzoni. Una chiosa finale.
Un tempo la sinistra, in modo autoreferenziale, affermava di avere il monopolio dei principi garantistici.
Era una delle tante leggende che la realtà storica si è incaricata di smentire ed il caso Novi ne è un esempio clamoroso. Nessuna voce critica si è levata nel corso delle indagini, nessun invito alla prudenza e ad attendere la decisione del Tribunale.
Si è consentito così che due simboli come il console Batini e la Compagnia Portuale fossero abbandonati ad un destino di colpevolezza.
Solo Novi - che uomo di sinistra non è - ha avuto il coraggio civile di chiamare la moglie di Batini per dirle che suo marito era un uomo onesto.
La sinistra pseudo garantista non ci ha pensato proprio; ma quando si abbandona la pratica concreta dei principi è facile dimenticarsi anche dei propri compagni di percorso.
*Consigliere Comunale Genova