«Accuse vere, Veltroni ha i nervi tesi»

Berlusconi attacca, Veltroni va in contropiede. Il sindaco replica alle pesanti accuse lanciategli dal leader della Cdl venerdì sera. E sceglie di farlo dal palco del teatro Brancaccio, dove insieme con Massimo D’Alema «sponsorizza» la nascita del Partito democratico. Con una platea amica è troppo ghiotta l’occasione per rispondere agli affondo dell’ex premier, che aveva definito Roma capitale della droga e delle favelas. «Non voglio fare polemica», esordisce smentendosi un istante dopo: «Ho letto sui giornali che il vero obiettivo non era un attacco alla città ma al sindaco. Va benissimo che sia così, ma voglio mettere in chiaro una cosa: facciano tutti gli attacchi che vogliono a me, ma lascino in pace la città». Il suo popolo lo applaude, e Veltroni va avanti nel contrattacco: «Quelle parole significano che mancano senso dello Stato e amore per questo Paese. Altri leader europei non hanno mai detto cose di questo genere su una capitale». La platea si spella le mani e il primo cittadino non resiste alla tentazione di un colpo basso: «Lasci in pace la città chi non sa di cosa parla e crede che Roma sia stata fondata da Romolo e Remolo». Il lapsus, datato maggio 2002, è di Berlusconi, e la riesumazione veltroniana la dice lunga sull’irritazione di un sindaco poco abituato al dissenso.
I coordinatori nazionale e regionale di Forza Italia, Sandro Bondi e Francesco Giro, insieme con il capogruppo azzurro all’Europarlamento Antonio Tajani affidano a una nota congiunta la controreplica: «Se Veltroni si ostina a nascondere i mali di Roma vuol dire che non è sincero, che è prigioniero dell’ideologia e del cinismo, che non ama la sua città ma la strumentalizza solo per accrescere il proprio consenso personale senza tentare di risolvere i gravi problemi che l’affliggono». Molti nella Cdl calcano sull’ipersuscettibilità del sindaco. «Siamo consapevoli di come la tenuta dei nervi degli esponenti del centrosinistra salti ogni qualvolta si faccia emergere la politica luci e paillettes di Veltroni», chiosa il vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto. Paolo Bonaiuti ironizza sul sindaco «bonario» se non lo si tocca, ma pronto a perdere le staffe «al primo accenno critico». «È così onnipotente ormai che si identifica con la città di Roma - conclude il portavoce di Berlusconi - oppure ci lascia ancora un minimo diritto di critica?». Di «intoccabilità» parla il consigliere comunale di An Fabio Schiuma. Per lui è «lesa maestà» anche «riportare, come ha fatto Berlusconi a proposito della droga, la verità e ciò che è stato già scritto su numerosi quotidiani». Quanto all’emergenza abitativa, insiste Schiuma, è stata «motivo dell’allarme dato dallo stesso assessore competente Claudio Minelli». Sulla medesima falsariga il capogruppo azzurro in Campidoglio, Michele Baldi, che attacca l’«ipocrisia e la mistificazione» di una «amministrazione incapace di portare la città a livelli europei». «Berlusconi può far sorridere per un nome sbagliato - conclude Baldi - ma è più esilarante Veltroni quando dichiara di essere sempre stato anticomunista nella speranza di una strumentale benedizione da Oltretevere». Plaude l’allerta berlusconiano Maurizio Gasparri, che punta il dito sulla «catastrofica emergenza droga» chiamando in causa anche il prefetto Achille Serra.
L’alzata di scudi del centrodestra non piace al segretario regionale della Quercia, Nicola Zingaretti: «Solo odio e bugie - taglia corto - che puntano a disegnare un quadro che non corrisponde assolutamente alla realtà». Purché non sia migliore.