«Acea, applicare le norme di salvaguardia per i piccoli azionisti»

I comportamenti schizofrenici non si addicono a una società quotata in Borsa, per evitare condizioni favorevoli ai grandi speculatori. Gli annunci sui «divorzi tra soci» che il giorno dopo «restano soci e trattano»; e prima ancora la notizia (arrivata dal Campidoglio) della «vendita di quote azionarie», la convocazione del CdA straordinario, e poi le indiscrezioni sulla modifica alla governance, il dibattito in Consiglio comunale, per finire alla convocazione dell’assemblea straordinaria (con all’odg: modifica dell’articolo 15 dello Statuto societario), sono inammissibili. Bisogna chiarire che le notizie diffuse da soggetti «rilevanti» senza seguire le regole dettate dalle norme riguardanti il cosiddetto «market abuse» (Comunicazione Consob n. Dme/6027054 del 28-3-2006 e seguenti), sono illegali. Le mosse di questo genere creano incertezza e panic selling nei risparmiatori. Ossia l’atmosfera più favorevole ai «grandi speculatori» che rastrellano a piene mani titoli deprezzati. Il titolo Acea, da oltre un anno scende: dai 10,5 euro a marzo 2009 ai 7,5 euro a febbraio 2010 (con flessioni anche al di sotto di 7 euro). La perdita di valore è del 33,60%. E c’è chi, a danno dei piccoli azionisti e risparmiatori, rastrella quote. A pensar male, lo scenario ipotizzabile in un futuro a breve termine potrebbe essere quello di chi si prepara a sferrare l’attacco finale al core business di Acea SpA. Altrimenti come si spiega l’urgenza di convocare CdA Straordinari e ora l’assemblea straordinaria degli azionisti? È preoccupante che si viaggi senza prevedere «norme di salvaguardia» per i piccoli risparmiatori. Il 22 marzo l’assemblea dei soci deve votare la modifica dell’articolo 15 dello Statuto societario, che riguarda le liste e il metodo elettivo per il rinnovo del CdA e del collegio dei sindaci, in scadenza ad aprile. Peraltro, entro l’anno, dovranno avviarsi le procedure di vendita di quote azionarie (21%) in mano al Comune, ma anche per la clausola del decreto Ronchi che prevede l’entrata dei privati - con quote societarie del 40% - nelle società che gestiscono i «servizi idrici integrati» per 8 milioni di cittadini-utenti. In questa particolare fase la governance è l’epicentro «scontri di potere» e di scelte strategiche per il futuro: dagli interessi dei risparmiatori (finanziatori) agli sviluppi delle politiche energetiche e delle gestioni acquedottistico-ambientali. Sono in gioco l’uscita dalla crisi e le prospettive di sviluppo economico e sociale. Il Consiglio comunale (azionista di maggioranza) come si comporterà, quando dovrà votare le modifiche statutarie dell’Acea (elaborate in separata sede), nei giorni caldi che precedono l’apertura delle urne per eleggere il consiglio regionale del Lazio e il suo presidente?
(*) Presidente Apa-Acea