Acea, tra i grandi soci un nuovo strappo Cda rinviato a mercoledì

Il caso Acea sembra votato a fare notizia, probabilmente ancora per un po’ di tempo. E non solo a Roma, dove agisce il gruppo, ma anche nelle cose della grande finanza nazionale. Ieri il cda, convocato per l’emissione di un bond, è stato prima rinviato dalle 15 alle 17. Poi annullato e rinviato a mercoledì ore 17.30. Motivo ufficiale: «l’impossibilità di alcuni consiglieri a partecipare ai lavori». Motivo reale: nervosismo e frizioni tra i soci francesi di GdFSuez, che hanno il 9,9%, e gli italiani, il Comune di Roma con la maggioranza del 51%, e Caltagirone (che ha il 9%). Gli è che la Consob avrebbe chiesto di tenere il cda a Borsa chiusa per evitare di emettere comunicati che potessero turbare il mercato. Ma lo slittamento di due ore non è garbato ai francesi, che hanno abbandonato la scena. Una ricostruzione peraltro coerente con il clima societario di fondo, e cioè quello della tensione tra soci in vista di un chiarimento che alcuni si aspettavano già nello stesso cda di ieri. Non era invece il caso. Vedremo mercoledì.
Parliamo della superutility romana (luce, gas, acqua) al centro di un possibile riassetto azionario: l’asse tra francesi e Campidoglio, nato anni fa e particolarmente ben voluto dalla giunta Veltroni, è tornato in discussione. Mentre all’orizzonte c’è la privatizzazione. Con l’avvento dell’attuale amministrazione, guidata dal sindaco Alemanno, è passata una linea orientata a vedere chiaro negli assetti industriali derivati dalla partnership coi francesi. In particolare c’è il nodo della produzione, che è poi il core business industriale del gruppo, da sciogliere: la joint venture AceaElectrabel, a maggioranza GdF, è il cuore del sistema. Ed è qui che i francesi vorrebbero fare di più. E contare di più. Magari coinvolgendo nel gioco altre centrali.
E qui il pensiero corre a Tirreno Power, un ex mini-polo Enel, oggi controllato dalla Sorgenia della Cir di De Benedetti (che è in maggioranza nella scatola che ne controlla un 50%), e dalla copia Acea GdFSuez (che stanno nella scatola con l’altro 50% con i francesi al 70% e Acea al 30%). Insomma un bell’intreccio. Ma quello che si intuisce facilmente è che gli interessi privati di francesi e della Cir rappresentano il nodo della questione. E questo nel momento in cui la domanda energetica sta falcidiando gli utili di tutte le società del settore. Lo si è già visto per molte società quotate, come Edison o la stessa Eni. E Sorgenia non dovrebbe fare eccezione, probabilmente. Non a caso è stata la Repubblica, il giornale di casa Cir, a montare più di altri la panna su Acea, forse temendo per l’asse con i francesi. Soprattutto da quando, con il cambio della guardia al Campidoglio, il côtè politico è cambiato. Il quotidiano romano ha preso di mira Francesco Gaetano Caltagirone e i suoi continui acquisti di titoli Acea, che lo hanno recentemente portato al 9%, in modo da allinearsi ai francesi. E sospettando Alemanno, più o meno apertamente, di volergli svendere il gruppo. In realtà Caltagirone, presente tra i soci Acea da quasi un decennio, ha comprato le azioni sul mercato. Ed è probabile che così continui a fare come peraltro avviene anche per gli altri settori nei quali investe: le banche (Mps) e le assicurazioni (Generali). Che Caltagirone voglia mettersi alla pari con i francesi, dunque, ci sta tutto. Per poi trattare i futuri assetti alla pari con il Comune. Ma non sembra che la cosa sia destinata a risolversi tanto facilmente.