Acea: sigilli a 2 depuratori Liquami sui tir

L’Acea, società capitolina quotata in Borsa, sta subendo un salasso pari a 2,5 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza prodotta dalla chiusura di due depuratori sequestrati dalla Procura della Repubblica di Tivoli. La vicenda inizia con la denuncia presentata dal CFS per l’inquinamento prodotto dai depuratori gestiti da Ato2 spa, società del Gruppo Acea affidataria del «ciclo integrato delle acque»: dall’adduzione e distribuzione delle acque potabili, alla raccolta e depurazione delle acque nere. Fatto sta che la Procura ha bloccato due depuratori (a Valle Linda c’è il più grosso) e inviato almeno cinque avvisi di garanzia ai responsabili di Ato2. Un’azione che ha chiuso gli impianti ma non ha impedito che la rete fognaria adduca i liquami prodotti dagli abitanti di Castelnuovo di Porto. Così da più di un mese pesanti automezzi carichi di liquami percorrono Valle Linda, Colleverde e il centro urbano della cittadina per trasportare il loro fetido carico al depuratore dell’Acea di Roma Nord. Qui i liquami vengono trattati e i fanghi che ne escono a loro volta vengono trasferiti in discarica, con ulteriori aggravi delle spese. Il percorso tra Valle Linda e il depuratore di Roma Nord è di circa 24 km, per cui le autocisterne debbono percorrere 48 km a viaggio, tra andata e ritorno. Insomma, la scelta fatta dal management Acea costa intorno ai 60mila euro al giorno, ma va anche considerato che oltre alle due ditte che normalmente operano per Ato2 spa, se ne sono aggiunte altre tre, per cui tra costi di trasporto, costi di gestione e del personale Acea impegnato a Castelnuovo e a Roma Nord, a cui vanno aggiunti i costi delle guardie giurate che presidiano i depuratori 24 ore su 24, le operazioni in corso sono costate finora circa 2,5 milioni di euro. E qualche tecnico dell’ex-municipalizzata sostiene che «rifacendo di sana pianta l’impianto di depurazione incriminato, con i macchinari necessari e le stesse capacità di trattamento «chiavi in mano», si sarebbero spesi non più di 600mila euro. Allora ci si domanda: chi paga ? Già sono in allarme gli abitanti della cittadina a pochi chilometri da Roma perché temono che l’ingente spesa venga loro addebitata in bolletta. Intanto, un altro avviso di garanzia è arrivato all’Acea perché ha fatto eseguire delle opere sugli argini del Tevere prospicienti alla strada sterrata senza autorizzazione, per paura di un loro cedimento al passaggio della carovana di grosse cisterne che vi transitano ininterrottamente da mattina a tarda notte. In Procura, il Gip ha già respinto il ricorso dell’Acea che chiedeva il dissequestro dei due depuratori. Ora si attende la decisione del Tribunale del riesame. Intanto le spese corrono e il malcontento tra gli abitanti cresce. Ma nessuno dà risposte.