Acea: utili in salita, ma conti in rosso

Il Campidoglio e il top management di Acea dipingono un quadro ottimistico dei conti della società semi-municipalizzata (51% del capitale del Comune e 49% quotato in Borsa): la trimestrale 2007 dichiara ricavi in aumento del 20,4% a 1.809,1 mln di euro e un utile netto di gruppo di 105,4 mln (+11%). Da questi dati sembra che spiri vento in poppa. Purtroppo la realtà è un’altra perché molte zone grigie permangono a Roma, ma anche all’esterno della nostra città. A cominciare dalla nostra provincia per finire al Frusinate, alla Toscana, alla Campania e all'Umbria, dove gli utenti e molti sindaci moltiplicano le proteste. A Roma, sia dal punto di vista finanziario che sul fronte gestionale (i servizi, la distribuzione elettrica, l’illuminazione pubblica e artistica, la luce perpetua, l’erogazione dell’acqua potabile, le fogne e la depurazione delle acque nere), la situazione si complica sempre di più. Solo nel comparto idrico si parla di un 20% in meno di Mol (ricavi operativi lordi), mentre in quello elettrico oltre ventimila utenti hanno già disdettato il loro contratto con AceaElectrabel. A veder bene i dati della trimestrale di settembre 2007, confrontati con quelli dell’anno scorso, la debacle è palpabile: i ricavi consolidati sono scesi del 17%; l’Ebitda (risultato lordo) è calato del 3.5%; l’Ebit (risultato netto dopo le imposte) è sceso del 12,5% e l’utile ante imposte ha perso il 5,5%; stranamente l’utile delle attività funzionanti è rimasto stabile al 13,8% rispetto al 13,9% del 2006. L’utile netto invece ha girato in positivo con un +11,2% rispetto al -11,6% del 2006 (che fu influenzato da attività e passività dovute alle cessioni di Acea trasmissione al Gestore nazionale, di Acqua Italia spa all’Amga di Genova e dall’uscita di Acea dalla società Peruviana Agua Azul). Ecco perché l’utile netto (dopo le attribuzioni a terzi) quest’anno registra un +11,2%, perché a incidere è stato il differenziale di 94,8 mln di euro in perdita, scontati nel 2006, che hanno esaltato l’utile a 105,4 mln. Ma ciò che preoccupa di più è il debito che a settembre 2007 è salito ancora, raggiungendo la ragguardevole cifra di 1.419 milioni di euro (+ 57,7 mln rispetto al 2006). Peraltro s’è ridotto il capitale circolante netto passando da 362.063 milioni del 2006 a 240.796 milioni di euro (-121.367 mln). Il rapporto tra indebitamento finanziario netto e capitale investito è salito dal 46,5% di fine 2006 al 50,8% a settembre 2007, superando la soglia del 50%. E preoccupa molto il rapporto tra patrimonio netto e debito, rispettivamente di 1.375.165 euro e di 1.419.000 euro, un rapporto negativo troppo vistoso per un’azienda che fino a qualche anno fa si vantava dell’autofinanziamento.