Acer, l’obiettivo è «ricostruire» la capitale

Rita Smordoni

L’Acer si riunisce per «costruire» il futuro della città. È accaduto ieri, all’auditorium durante l’assemblea che l’ associazione costruttori edili romani tiene annualmente. Presenti all’appello il sindaco Walter Veltroni, il presidente della Regione, Piero Marrazzo, quello della Provincia, Enrico Gasbarra, e il presidente della Camera di commercio, Andrea Mondello. L’edilizia recita da tempo un ruolo di primo piano nell’economia cittadina. «Il settore rappresenta il 58 per cento del totale del segmento industria, secondo i dati aggiornati a marzo 2005 - ha affermato il presidente dell’Acer, Silvano Susi -. In termini di occupazione, gli operai iscritti alla cassa edile sono saliti dai 38.300 del 2002, ai 40.800 del 2003, ai 41.400 del 2004. Ma non basta. Roma può crescere ancora. La Regione deve trasferire alla capitale tutti i poteri delegabili in materia urbanistica, ambientale, di mobilità. A distanza di due anni dall’adozione del consiglio comunale, il nuovo Prg è ancora non approvato, sono arrivate 10mila osservazioni, le controdeduzioni vedranno la luce in consiglio comunale nel 2006. Poi occorrerà l’approvazione regionale... Il piano rischia di nascere già vecchio. Occorrono accordi di programma immediati su recupero, compensazioni, parcheggi, mobilità».
Al centro dell’intervento di Susi anche l’emergenza casa. I costi a Roma sono alti perché le aree edificabili sono poche e pregiate. La ricetta dei costruttori prevede sostanzialmente tre strumenti: rilanciare l’edilizia economica popolare, attraverso il reperimento delle aree necessarie, integrare le aree di riserva a trasformabilità vincolata, con cessione gratuita di una parte al Comune in cambio dell’edificabilità sul resto, modificare parzialmente in residenziali le destinazioni d’uso non residenziali. Una proposta quest’ultima, da tempo vista come il fumo negli occhi da Legambiente e Verdi: «I costruttori vogliono cementare un territorio grande 6 volte Villa Pamphili», la reazione intransigente dell’ala dura ambientalista. Ma l’emergenza oggi è la casa, replica Susi: «La nostra proposta prevede il cambio di destinazione in una parte minima del territorio, l’1 per cento. Con questa percentuale possiamo dare casa a 30mila famiglie, risolvere una volta per tutte il problema». La proposta piace, a quanto pare, anche all’Unione Inquilini.
L’emergenza casa è la vera priorità di Roma anche per Sergio Marchi, capogruppo di An in Campidoglio: «Per rilanciare l’edilizia è necessario che il Comune e il sindaco Veltroni rispondano chiaramente agli imprenditori del settore su due temi non più rinviabili: l’utilizzo delle aree di riserva a trasformabilità vincolata e gli incentivi in termini fiscali nei futuri piani di zona». Auspichiamo infine – conclude Marchi – che il nuovo presidente della Regione applichi lo statuto fortemente voluto da Francesco Storace, trasferendo alcuni importanti poteri a Roma».
«Il sindaco dovrebbe avere il coraggio di ricordare che il Prg è fermo da due anni al Comune in attesa delle controdeduzioni - interviene l’ex assessore alla Casa, oggi consigliere regionale, Luciano Ciocchetti, Udc -. Nella proposta di Prg, peraltro, mancano le aree destinate a edilizia economica e popolare. Ma anche di questo il sindaco non parla». «Il Campidoglio - conclude Ciocchetti - avrebbe dovuto individuare entro maggio le aree su cui edificare 5mila alloggi. A questo scopo la giunta Storace ha stanziato 56 milioni. Sono passati 14 giorni dalla scadenza, nulla è accaduto».
E Veltroni tace anche su questo.