Acerbi, l’artista che si fida dell’ispirazione

Una mostra ripercorre il lavoro dell’artista dagli anni Cinquanta a oggi

Sabrina Vedovotto

Cinquanta anni di attività raccolti in una mostra antologica presso la Sala del Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia. Opere realizzate dal 1955 fino allo scorso anno. Una interessante panoramica dell’artista Rosetta Acerbi, nata a Venezia, ma da anni a Roma. La mostra, dal titolo «Ai confini del reale» cerca di raccontare, attraverso circa trenta opere, momenti, passaggi, cambiamenti, della produzione di questa artista estranea ad ogni corrente artistica. Un amore folle per la pittura, che racconta attraverso tematiche diverse, passando dai primi momenti in cui l’astrattismo fa fugacemente capolino nelle sue tele, per arrivare a rappresentare poi delle bambole, figure di donne, e ancora tematiche religiose, come l’Ultima cena o il San Sebastiano. In ognuno dei lavori dell'artista è come se si potesse intravedere un particolare, anche piccolo, anche insignificante del volto della Acerbi stessa. Mai autoritratti, ma semplici dettagli, piccoli segni riconoscibili. La mostra, organizzata dallo Studio S-Arte di Carmine Siniscalco, galleria che ha seguito l’artista sin dai suoi primi passi, vuole raccontare il desiderio di pulsioni, di una condizione d’artista nella quale più di tutte l’elemento fondamentale era è stato ed è ancora oggi quello dell’ispirazione.
Rosetta Acerbi non ha mai frequentato l’Accademia, istituti d’arte: è una autodidatta. È lei stessa che dice «andavo male a scuola, andavo male in tutto, e soltanto riuscivo a esprimere qualcosa in me, attraverso la pittura». Opere molto diverse una dall’altra quelle in mostra, con tematiche a volte quasi assenti, e altre invece presenti e pregnanti. Come nel caso dei soggetti religiosi, come già accennato. Una Ultima cena caratterizzata da un colore rosso acre, dove i volti di Gesù e quelli degli apostoli sembrano essere immersi in un mare rosso sangue. Una sofferenza ancora non evidente ma che si percepisce proprio per l’uso di questo colore. Che sembra avvolgere totalmente tutta la composizione, quasi a tenerla sospesa, come in un mare tempestoso. Palazzo Venezia, Sala del refettorio Quattrocentesco, via del Plebiscito, 118. Fino a domenica 9 luglio. Ingresso gratuito.