Acilia Il pirata della strada è slavo ma in città scatta la caccia al romeno

Un quartiere in rivolta. Mentre polizia e carabinieri presidiano per tutta la notte il campo nomadi di via Ortolani, Acilia, a pochi chilometri di distanza molotov e scritte naziste contro un negozio gestito da romeni. Clima pesante quello che si respira sul litorale, a poche ore dal drammatico incidente in cui sono rimaste ferite 11 persone (tre in maniera grave), falciate alla fermata del bus 04 da una Bmw guidata da Bruno Radosavljevic, 26 anni, strafatto di cocaina, cannabis e alcol. L’errata notizia, rimbalzata dalla agenzie di stampa ai tg nazionali per tutto il pomeriggio di mercoledì, che l’uomo fosse di nazionalità romena alza i toni dello scontro. E se un gruppetto di scalmanati grida «boia chi molla» davanti al sindaco Gianni Alemanno, noncuranti della presenza delle forze dell’ordine durante la fiaccolata in via dei Romagnoli, qualcuno pensa di dare alle fiamme un minimarket di prodotti alimentari provenienti dalla Romania che si trova in via Fabiano Landi. Tutto questo in barba all’ambizioso progetto di integrazione tra i due Paesi che era stata caldeggiata dallo stesso primo cittadino con la nomina di Ramona Badescu a consigliere aggiunto sulle questioni che riguardano gli immigrati romeni.
E nelle prime ore della mattina di ieri maxi blitz di polizia e carabinieri fra roulotte e baracche occupate dai pochi nomadi rimasti a Dragona. Risultato? Una discarica abusiva di calcinacci posta sotto sequestro dalla Forestale, una ruspa e tre auto prive di assicurazione sequestrate. Nessun latitante, niente refurtiva, droga o altro. Un flop annunciato, del resto, per l’ufficio Prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura. «Appena si è sparsa la voce dell’arresto del bosniaco - spiegano alcuni curiosi, ieri di nuovo sul luogo della tragica carambola - quelli che avevano qualcosa da nascondere se la sono svignata. Le ho viste io le roulotte uscire da via Ortolani dopo le tre del pomeriggio e imboccare la via del Mare in direzione Roma. Chiaro che il giorno dopo nel campo siano rimasti solo vecchi e bambini». Dragan Radosavljevic, lo zio del pirata della strada imbottito di alcol e droga e responsabile del campo, si difende. «Quei calcinacci non li abbiamo messi noi - dice -. Una mattina li abbiamo trovati lì, scaricati da qualcuno che considera casa nostra come un immondezzaio a cielo aperto. Noi lavoriamo il rame. Io faccio parte di un progetto sociale voluto dal XIII Municipio: vendo panini davanti la stazione centrale di Ostia, pago le tasse e non vado a rubare come dice la gente. Mio nipote Bruno? Ha commesso un grave errore, soprattutto perché non ha soccorso i feriti. Ora, però, siamo terrorizzati. Temiamo che per colpa sua dobbiamo pagare tutti».
Amarezza, di contro, per la famiglia romena colpita da un attentato assurdo ma frutto della tensione accumulata contro gli extracomunitari. «Siamo in Italia da 10 anni - spiega Petre Enache, piccolo imprenditore di 47 anni, mio figlio Alex da 7. Siamo riusciti, con mille sacrifici, ad aprire questo negozio. Mia nipote, sua figlia, è italiana. Cosa c’entriamo noi con quello slavo che ha mandato in ospedale quei pendolari? Nulla. Evidentemente per qualcuno non è così. Adesso vorremo parlare con il nostro ambasciatore o con un rappresentante del Campidoglio. Abbiamo paura e nessuno ci difende».
Sull’attentato, l’ennesimo in quella strada, i carabinieri di Ostia hanno aperto un’inchiesta. Fascicolo inviato anche alla Digos. Un fatto allarmante. «Temiamo altri attentati qui sul litorale» ammettono a denti stretti gli investigatori. Migliorano, intanto, le condizioni delle persone investite dal nomade. A cominciare da quelle del 14enne, trasferito dalla Terapia intensiva al reparto di Neurochirurgia pediatria del policlinico Gemelli. Stabili le due donne ricoverate al San Camillo.
Sull’aspetto giudiziario il pm Delia Cardia ha chiesto al gip Adele Rando la convalida del fermo di pg per Bruno Radosavljevic e la custodia cautelare in carcere. Questa mattina interrogatorio di garanzia a Regina Coeli.
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