ACQUA AZZURRA, MAGNINI SQUALO D’ORO

Riccardo Signori

Un siluro azzurro, una gara da sogno: acqua azzurra, acqua chiara, acqua con i colori dell’arcobaleno. Finalmente l’inno di Mameli. Filippo Magnini aveva voglia di divertirsi. Ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta a divertirsi, ma soprattutto è riuscito ad entrare nel gotha del nuoto, quello che non ti fa dimenticare mai. Campione del mondo dei cento stile libero, la gara regina, quella che ti mette addosso l’emozione, non ti dà il tempo per pensare, serve solo un gran vorticare di braccia. L’ultima riedizione di un «Filippo il grande» è il nuovo campione del mondo, lui nella scia di Peter Van De Hoogeband e Alexander Popov, gli uomini, anzi i padroni di questa gara nell’ultima decina d’anni. Non c’erano, ma avranno apprezzato. «Volevo divertirmi e ce l’ho fatta», ha detto il nostro dopo aver toccato la piastra e aver mandato in allegria tutto il cuore dell’Italia del nuoto.
Medaglia attesa, magari non proprio d’oro, ma dopo la semidelusione della Pellegrini nei 200 stile, nessuno aveva più voglia di lasciar correre la fantasia. È bastato lasciar correre in acqua questo ragazzo di Pesaro, classe 1982, allevato, curato e fatto grande a Torino e affinato quest’anno a Roma, nella stessa società di Rosolino. Magnini ha tenuto al guinzaglio gli avversari per 50 metri, ha lasciato andare avanti i due sudafricani Schoeman e Neethling, cercando di non perdere colpi. Tempi da brivido ai 50 metri, per poi sprintare nella seconda vasca. Nuotata da zar di casa nostra. Comunque una grande nuotata, metro dopo metro, Magnini s’è mangiato l’acqua, ha ripreso i sudafricani, ha accelerato a tempo di record ed ha chiuso con un tempo che dice tutto: 48”12, 61 centesimi sotto il suo limite personale, ovvero record italiano e record dei campionati, mai nessuno era andato così veloce in un campionato del mondo. Solo l’olandese volante è andato più forte in assoluto. Quest’anno Magnini era stato già il più veloce del mondo, ma a livello stagionale. Ora lo è per tutti.
Stavolta l’Italia s’è desta, mai visto un italiano così forte, così bravo, così veloce in piscina. Magnini ha capito tutto durante la gara. «Mi sono accorto di andare forte nei primi 50 metri, ma forse mai avrei pensato di andare così. Ne ho fatti morire abbastanza, ma non pensavo di arrivare a tanto», ha detto fresco come si fosse fatto una passeggiata per funghi. Salvo lasciarsi andare a un poco d’ironia. «Adesso mi metto a piangere». E tutti hanno pensato al verso nei confronti di Federica Pellegrini che, dopo i 200 stile, ha pianto davvero.
Invece l’acqua azzurra di questo ragazzo che accompagna le lunghe vigilie ascoltando la musica di Rocky, è rimasta d’un fresco coinvolgente, d’un azzurro che esalta la storia del nostro nuoto. Lo scorso anno aveva battuto Peter Van Den Hoogenband agli europei. Quest’anno l’olandesone non c’era e lui ha dimostrato di esserne l’erede vero.
Il modo migliore per mettere nel cassetto le lacrime della Pellegrini. I realisti hanno capito che quello era lo sfogo di una ragazzina non ancora diciassettenne, che si era coccolata il sogno d’oro per tutto un anno. «Io sono delusa dal tempo. Mi sentivo molto più forte delle altre e non sono riuscita a dimostrarlo. Il perché rimarrà un mistero». Alberto Castagnetti ha una risposta che forse la ragazza faticherà ad accettare. «La Pellegrini non è abituata a confrontarsi con le avversarie, visto che in Italia non ne ha. Il suo solo riferimento è il cronometro. Deve abituarsi a queste competizioni, al duello con le altre». Ci sarà tempo. Intanto ieri un’altra piccola delusione: fuori dalla finale dei 100 metri, la gara del suo cuore. Dopo una buona batteria, è uscita in semifinale: sesta nella gara vinta dalla Henry. Evidentemente non era anno.