Acqua, bolletta più cara a Roma del 7 per cento

Federutility: «Ma paghiamo poco, il servizio è a rischio»

Da un servizio idrico arrugginito e con le tariffe più basse d’Europa tocca aspettarsi, prima o poi, il peggio. Vale a dire voragini economiche e fisiche. Falle nelle reti insomma. E il rimedio potrebbe essere una bolletta triplicata. Va decisamente controcorrente Mauro D’Ascenzi, vicepresidente di Federutility, quando senza mezzi termini mette sull’attenti le famiglie italiane, romane in testa: bando alla demagogia, l’acqua da noi si paga troppo poco. Alla faccia del caro-bolletta.
Secondo i dati di Cittadinanzattiva la tariffa per l’acqua nella capitale è aumentata del sette per cento. Ma, come detto, è una bolletta ancora troppo bassa per Federutility, associazione che riunisce il 90 per cento dei gestori di acquedotti nel nostro Paese. D’Ascenzi punta il dito su un sistema idrico a secco di fondi, costretto perciò a fare le nozze coi fichi secchi. In sostanza nei prossimi anni, a forza di pagare meno di tutti in Europa, si rischia di mandare in tilt il sistema. «Ci si può anche porre l’obiettivo del risparmio delle bollette - dice D’Ascenzi -. Ma per far questo occorrono investimenti e ammodernamento delle reti. Ovvero servono soldi. Abbiamo le tariffe più basse d’Europa, per risparmiare acqua e denaro servono reti efficienti. Se si continuerà a comprimere le tariffe, a lasciare bloccati gli investimenti e a mettere in discussione la necessità di una gestione industriale dell’acqua salterà l’intero sistema. Avremo delle voragini nelle reti. A quel punto tutte le cifre saranno moltiplicate sia se si copriranno con le tariffe che con le imposte».
Ma veniamo ai numeri. L’osservatorio «Prezzi e Tariffe» di Cittadinanzattiva ha preso in considerazione il costo annuo di un famiglia composta da tre persone che consuma all’anno 192 metri cubi d’acqua. È stato preso in esame il servizio idrico integrato di tutti i capoluoghi di provincia italiani (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). Per quanto riguarda il Lazio è Frosinone la provincia in cui l’acqua costa di più (279 euro annui), Viterbo quella in cui costa meno (177 euro). Ma, come detto, spetta a Roma l’aumento più elevato (+7 per cento), incremento superiore alla media nazionale che ha visto salire le tariffe idriche del 4,6% fra i due anni di riferimento (2006-2007).
Dall’indagine emerge, inoltre, che in media una famiglia tipo laziale spende annualmente per l’acqua 216 euro, contro i 229 euro spesi a livello nazionale. E sebbene ci sia stato un aumento come nel resto del Paese delle tariffe fra 2006 e 2007, è stato più contenuto rispetto alla media italiana: +2,4% contro +4,6%. Una variazione, di legge nel relazione, imputabile alle sole province di Roma (+7%) e Latina (+6%), che dunque registrano aumenti di gran lunga al di sopra della media nazionale, mentre nelle altre province (Rieti, Viterbo e Frosinone) le tariffe sono rimaste invariate.
«Al Governo e al Parlamento chiediamo l’istituzione di un’Autorità di regolazione del settore idrico dotata di reali poteri d’intervento per mettere fine alla scandalosa giungla di tariffe, contratti e bollette fotografata dal nostro Rapporto», aggiunge il responsabile nazionale delle politiche dei consumatori, Giustino Trincia.