Acqua, la denunciadei referendari: "Traditi da Vendola"

Il governatore pugliese sotto accusa. Dopo essersi battuto per l'acqua pubblica, ha aumentato le tariffe

Vatti a fidare dei sodali politici. Il popolo dell’acqua e Nichi Vendola, ai tempi del referendum compagni di aspre battaglie, ora si fanno la guerra tra di loro. O meglio, sono i movimenti che hanno sostenuto la causa dell’acqua bene pubblico che si accorgono di essere stati sedotti e abbandonati dal governatore della Puglia. E gli scatenano contro un vendicatore perfetto. Si tratta di Riccardo Petrella, ex presidente dell’Acquedotto Pugliese (Aqp), il più grande acquedotto «pubblico» d’Europa, che torna in Puglia la prossima settimana per mettere in mora Vendola. Il leader di Sel è infatti giudicato colpevole dai comitati di aver razzolato esattamente al contrario di quanto aveva predicato non solo in occasione dei referendum del giugno 2011, ma anche durante le sue due campagne regionali. Quando, appunto, avrebbe cavalcato la battaglia per l’acqua pubblica solo per scopi elettorali.

L’acqua pugliese infatti non è nel frattempo diventata bene comune, le tariffe non si sono abbassate, anzi sono salite. «Siamo al paradosso - attacca Margherita Ciervo, responsabile pugliese di Acqua Bene Comune - perché le bollette dell’acqua potabile in Puglia aumenteranno nonostante la volontà popolare abbia abrogato la “remunerazione del capitale” in tariffa». Il ritorno in Puglia dal Belgio di Petrella è una nemesi per Nichi. Il professore è uno dei più noti teorizzatori dell’acqua pubblica e gratuita e parteciperà a un seminario organizzato dai movimenti, anche e soprattutto per ricordare le promesse non mantenute dal governatore. Che ne risentirà in credibilità, visto che fu proprio lui a chiamare Petrella alla guida dell’Aqp e poi a costringerlo a dimettersi per qualche dissidio di troppo.

Già all’indomani della vittoria dei «sì» (cioè del «no» alla privatizzazione), - definita allora da Vendola «la vittoria di una vita» - il popolo dell’acqua aveva criticato l’ex alleato. Il governatore annunciò che l’Aqp da Spa (87% alla Regione Puglia, 13% alla Basilicata) sarebbe diventato ente pubblico. Così non è stato e associazioni e movimenti di sinistra scesero sul piede di guerra. «Vendola prende in giro chi ha votato “sì” al referendum», denunciò l’Aduc.

A far arrabbiare l’Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori la seguente dichiarazione del presidente pugliese: «È indispensabile fare i conti con la realtà per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’Acquedotto abbiamo intrapreso la strada dell’efficientamento e su quella proseguiamo. Per questo non abbasseremo le tariffe». Nel mirino di «Sinistra critica» la decisione di lasciare la gestione dell’Aqp nelle mani della presidenze della Regione e quindi «saldamente in mano ai partiti - sottolinea il movimento - con tutti i dirigenti nominati dal governatore, sentita la giunta. Leggi: spartizione delle poltrone». Proprio ieri Nichi è tornato a promettere tariffe più basse. Con qualche se e qualche ma, spiegati in perfetto lessico vendoliano: «La complessità giuridica degli esiti del referendum sull’acqua, la sua difficile lettura, l’incertezza delle conseguenze finanziarie sugli enti di gestione corrono il rischio di mettere la sordina all’indicazione elettorale».