Acqua potabile privatizzata: il governo stoppa la Regione

Ricorso dell’esecutivo alla Corte costituzionale. Formigoni: «Decisione sorprendente, la nostra norma è a vantaggio dei cittadini»

Il Governo mette il freno alla liberalizzazione dell'acqua in Lombardia. Uno stop voluto dal Consiglio dei ministri, che ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale da poco approvata. In sostanza, la Regione lo scorso luglio ha dato il via libera a un provvedimento per affidare la gestione dell'erogazione dell'acqua potabile, tramite gara d'appalto, a soggetti pubblici e privati. «Così - spiega l'assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità, Massimo Buscemi - avremmo tolto il monopolio ai Comuni e dato respiro a un mercato asfittico, correggendo un'anomalia che non ha più motivo di esistere».
Lo ribadisce il presidente della Regione: «La decisione del governo è sorprendente - attacca Roberto Formigoni-. La nostra legge va nella direzione più moderna e garantista dell’interesse dei cittadini. Direzione tra l’altro indicata anche dall’Unione europea. Non credo che la Corte costituzionale darà ragione al governo» conclude il governatore.
La legge è stata da subito additata come anticostituzionale da Verdi e Rifondazione comunista. «Il centrodestra lombardo - è l'accusa del capogruppo lombardo del Prc, Mario Agostinelli - punta a trasformare l'acqua in un business. Ora si apre una nuova fase per le lotte a difesa di un bene comune fondamentale per la vita». Il senatore di Rifondazione, Gianni Confalonieri, aveva già presentato un'interrogazione in Parlamento sollevando il problema dell'incostituzionalità della legge lombarda quando il provvedimento era ancora in fase stesura.
Per il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, con l'impugnazione del Governo «hanno trovato ascolto le istanze dei cittadini che in Lombardia si erano battuti per la difesa dell'acqua come bene comune e pubblico».
Dal canto suo, il centrodestra confida nella sentenza della Corte costituzionale e non mostra segni di pentimento o dubbi sulla bontà della scelta fatta. Anzi. «Il punto incriminato della legge - sostiene Buscemi - e cioè quello in cui chiediamo di istituire una gara, è proprio quello in cui crediamo maggiormente. Liberalizzando il mercato e aprendolo a pubblici e privati aumentiamo la concorrenza, abbattiamo i costi e miglioriamo il servizio per i cittadini». Al pari insomma di quanto accaduto nella telefonia e nell'energia elettrica. Dai banchi estremi del centrosinistra però si grida al pericolo della privatizzazione di un bene pubblico.
Il mercato dell'acqua in Lombardia è quantificabile in una spesa pari a 350 milioni di euro all'anno per le famiglie e in circa 400 milioni per le industrie e il settore manifatturiero. Superfluo precisare, secondo Buscemi, che sul mercato non si metterebbe la materia prima, patrimonio di tutti, ma la gestione dell'erogazione. Mettere a gara l'erogazione dei servizi, secondo la Regione, ha proprio lo scopo di fare aggregare le piccole aziende locali, «attualmente disseminate in uno scenario di una inaccettabile frammentazione, che ha preoccupato e preoccupa tutti i governi recenti».
La decisione del Consiglio dei Ministri «è costata forti imbarazzi - precisa Buscemi - a vari ministri dell'area centrista del Governo che credono nella liberalizzazione del mercato. Non ultimo il ministro Bersani che ha portato questo concetto all'eccesso con la vendita dei farmaci anche nei supermercati». La sentenza sul futuro delle acque lombarde è attesa tra qualche settimana.