«Acquabomber», terzo attacco Avvelenata bimba di due anni

Il procuratore Fortuna: «Non è il caso di aver paura»

Andrea Acquarone

da Padova

Ammesso che non sia di nuovo lui, Unabomber ha un epigono. O magari anche più di uno. Il tratto comune c’è: le rotelle del cervello fuori posto e la stessa voglia di far male. A casaccio, nel mucchio, in un’orrenda lotteria in cui vince il «più sfortunato». Stavolta è stata una bimba di due anni.
Lei ha sorseggiato uno di quei succhi di frutta «allungati», probabilmente con la candeggina, che il demente avvelenatore sparpaglia tra gli scaffali dei supermarket, o nei distributori automatici. Lo fa anche con aranciate o bottigliette d’acqua.
Il reparto speciale interforze di polizia e carabinieri, almeno per ora, non ha aperto fascicoli, il che significa non considerare gli «attacchi» frutto della stessa mente malata che da oltre un decennio tiene in scacco il Nord-est a base di trappole alla nitroglicerina. Minimizza il procuratore generale di Venezia Ennio Fortuna, secondo cui «non c'è motivo di avere paura» e tanto meno «di tirare in ballo paragoni con Unabomber». Fatto sta che tra Padova e Treviso questo è il terzo attentato in soli due giorni.
Sta meglio ed è uscito dalla rianimazione Vanni Favaro, l’operaio ventinovenne intossicatosi, lunedì, dopo aver bevuto da una bottiglia di minerale presa dalla «macchinetta» dell’azienda in cui lavora: nell’acqua era diluito un buon 20% di varechina. E per fortuna se la caverà anche la piccina di Peraga di Vigonza, finita ieri all’ospedale dopo aver ciucciato dal biberon il succo che la mamma aveva versato da un brick di cartone acquistato in negozio del paese. «Ho sentito uno strano odore, come di ammoniaca - racconta ancora terrorizzata la donna, Federica G. -. Ma non ci ho fatto caso. Poi la bimba ha iniziato a vomitare e a non respirare. Allora mi sono spaventata, sono partita in auto per portarla al pronto soccorso, ma la piccola continuava a dare di stomaco. Sembrava stesse soffocando. Ho dovuto fermarmi e chiamare un’ambulanza». Sul coperchio della confezione di succo un forellino, probabilmente frutto della «siringata» praticata dal maniaco. Lo chiamano «Acquabomber», da quando due anni fa cominciò a far parlare di sé adulterando bottiglie d’acqua. In attesa dei risultati delle analisi di laboratorio, i medici non si sbilanciano. «È stata riscontrata una certa acidità del cavo orale e della gola della piccola paziente - puntualizza Silvia Callegari, medico pediatra -, ma è presto per dire se questa derivi da una sostanza caustica, come la varechina».
Così come resta da stabilire, spiega il procuratore Fortuna, se dietro gli avvelenamenti vi sia un'unica regia «o piuttosto tante persone stimolate da una forma di emulazione». In ogni caso «più che un terrorista o un delinquente questo è un imbecille». Da fermare però.