Gli acquanauti tornano con i piedi per terra

Stefano Barbaresi e Stefania Mensa hanno battuto il record e la loro performance è stata studiata da un’équipe di scienziati

Marcello Di Dio

nostro inviato a Ponza

«Dateci una doccia tiepida, un letto con il materasso e dei vestiti asciutti». Dieci giorni sott’acqua: un record. Stefano Barbaresi e Stefania Mensa escono esausti, ma soddisfatti dalle acque di Cala Feola, a nord-ovest dell’isola di Ponza. Si sono concessi quattordici minuti in più di apnea rispetto ai dieci giorni previsti, ma solo per completare senza problemi la lenta risalita (durata quasi sette ore) dagli otto metri di profondità. Più rilassata lei, che sorride a telecamere e fotografi accorsi numerosi da tutto il mondo (una rete tedesca ha programmato una diretta quasi integrale dell’evento, ndr) mentre mamma Renata piange dalla commozione; più teso lui, che ha trascorso gli ultimi tre quarti d’ora della risalita con un problema fisiologico. Entrambi, accolti dai rispettivi compagni e dai loro familiari, sono però consapevoli di aver compiuto un’impresa da record: 240 ore vissute in un campo subacqueo di dodici metri per dodici - un americano, in un esperimento analogo svolto a giugno nelle acque degli States, si era fermato a 144 – con maschere collegate alla superficie e mute di protezione; letti speciali ancorati al fondo, con monitoraggio medico anche nelle poche ore di sonno; un unico riparo all’asciutto costituito da una campana lunga poco meno di quattro metri dove gli (termine creato dal grande Jacques Cousteau) hanno mangiato, si sono cambiati e hanno utilizzato un wc chimico, ma soprattutto sono stati «osservati» da un’équipe di ricercatori (trenta di sei settori diversi, di varie università e centri medici). Nessun compenso in denaro, solo i complimenti dello staff - quasi 70 persone che li hanno assistiti minuto dopo minuto - e la gratificazione di un risultato che ora metteranno a servizio della scienza. «È stata una ricerca estrema – ha detto Barbaresi, che pure mercoledì aveva accusato uno scompenso fisico per problemi di disidratazione -: vedere per quanto tempo l’uomo può adattarsi a vivere nell’ambiente marino. Abbiamo realizzato una grande impresa». L’Explorer Team Pellicano guidato da Pierfranco Bozzi gongola per la riuscita dell’esperimento. Un budget di 380mila euro con nove sponsor ufficiali, quattordici chilometri tra cavi dell’alta pressione e reti, 40 tonnellate di zavorre per tenere in fondo la campana subacquea. «È andato tutto per il meglio, i ragazzi sono in ottime condizioni – sottolinea Bozzi -. Ma noi guardiamo già avanti, al 2006». Il nuovo progetto ambizioso, si sbilancia il manager dell’Explorer Team, sarà una «casa in fondo al mare» allargata a sei-otto persone, una sorta di Grande Fratello subacqueo o se preferite, vista l’ambientazione, un’isola dei non famosi vissuta tra la fauna marina.