Ad Abano Terme con i nostri lettori

H o viaggiato nel tempo. Stamattina. Ringrazio Adriana, una persona tanto cara. Merito del suo pensiero, di quel regalo venuto da un'altra epoca. Ho cambiato dimensione mentre mi trovavo sul Milano-Domodossola. Treno magico per me, talvolta romantico. Non perché ci nascano amori e amicizie causa i biblici ritardi, ma perché corre sugli stessi binari, lungo lo stesso tragitto narrato da Ernest Hemingway in «Addio alle armi». Anno 1917, direzione Lago Maggiore, Stresa, l'hotel, l'amore, la fuga notturna in barca. Che storia, che libro.
Ho viaggiato nel tempo poco dopo Legnano, mentre in aperta campagna mi cullava il rumoroso dondolio delle ruote sui binari e una nuvola di fumo bianco ci ha tagliato la strada e sfiorato i finestrini e in quel momento esatto ho guardato l'ora. Il balzo temporale è avvenuto grazie al treno di Hemingway, alla carrozza malmessa, ai suoi stridori, al fumo bianco di un falò che pareva quello della caldaia di una motrice nera a vapore con le ruote e i cerchi rossi. Sì, sono solo questi gli ingredienti per viaggiare nel tempo. Sono semplici. Sempre lì. A disposizione. Sono i miei. Voi avete i vostri. Basta volerli, basta cercarli. Ma a voi come a me serve qualcosa che catalizzi tutto, che fornisca l'energia necessaria per il grande balzo. Nel mio caso è stato il quadrante del vecchio orologio da tasca che Adriana mi aveva appena regalato. Una cipolla Longines con incise sul retro, in stile gotico, le iniziali F ed S sovrapposte. Ho scoperto solo poi che si tratta di un orologio prodotto a fine Ottocento per macchinisti e capotreni delle neonate Ferrovie dello Stato. Dopo una vita in un cassetto, quell'orologio era tornato a casa sua. Sul treno. E ha ricambiato la cortesia: è bastato guardare il suo quadrante mentre correvano il fumo bianco e i binari e, opplà, mi sono ritrovato seduto accanto ad Hemingway in viaggio verso Stresa. È durato tanto, ho fatto anche due chiacchiere con Ernest, ma quando sono tornato nel 2013 ho capito che il mio viaggio era stato lungo un attimo. Qualche secondo. Me l'ha confermato il quadrante del vecchio orologio. Me l'ha ribadito l'ora digitale sul nuovo smartphone. A proposito: erano sincronizzati. Avevo regolato il cipollone dell'Ottocento il 25 mattina e dopo tre giorni spaccava ancora il minuto. Perché Trenitalia ha smesso di usarlo?