Adam Maiga: «Non c’entro col dossier»

da Roma

In relazione alle vicende oscure sul Nigergate (falso dossier sull’uranio di Saddam) con riferimento anche ad un articolo del Giornale dell’aprile scorso che riprendeva una corrispondenza del Sunday Times, il consigliere dell’ambasciata nigerina Adam Maiga Zakariaou respinge al mittente l’accusa di essere uno dei responsabili del carteggio taroccato. «Vorrei precisare che non mi interessa sapere se è vero o falso che qualcuno abbia falsificato o meno dei documenti di questo dossier poiché questo compito rientra nelle competenze di altre istituzioni. Ciò su cui ho il dovere di insistere è che citando il mio nome si commette un gravissimo errore. Di questo errore sulla mia persona sono assolutamente certo, piuttosto bisogna sapere se questo errore viene commesso in buona fede o se è frutto di manipolazioni esterne miranti ad intaccare il mio nome, la mia dignità e il mio onore e a scagionare conseguentemente i nomi degli eventuali veri responsabili. E su questa domanda - continua il diplomatico - invito tutti gli interessati a trovare una risposta». Zakariaou Adam Maiga dice che non teme smentite in ordine a sue eventuali responsabilità nella contraffazione di documenti. «Atti del genere sono assolutamente contrari alla mia educazione, alla mia cultura e alla mia morale, e per nessuna cosa al mondo tradirò mai il mio paese».
Detto ciò, prosegue, l’«augurio più profondo è che al più presto venga fatta piena luce su questo dossier arrivando a scoprire la verità affinché venga fatta giustizia della calunnia di cui sono oggetto da qualche tempo». Relativamente al suo ruolo e alle sue conoscenze nell’ambasciata di via Baiamonti a Roma, Maiga conclude: «Non sono mai stato console né rappresentante permanente del Niger. L’ambasciata è stata sempre diretta da un ambasciatore. Io mi sono sempre accontentato di esercitare con dignità, abnegazione e probità le funzioni di consigliere, di conseguenza non ho mai avuto il privilegio di avere un assistente personale, quindi i rapporti con l’aiutante dell’ambasciatore sono stati prettamente professionali. Si converrà dunque che per compiere atti così gravi servono altri tipi di rapporti che non sono mai esistiti fra me e la Signora», ovvero l’impiegata che avrebbe passato allo spione Rocco Martino i documenti dello scandalo.