Adamo Bove chiedeva informazioni sugli arabi legati al caso Abu Omar

In Telecom, attraverso sistemi segreti di raccolta di informazioni sui tabulati telefonici, Adamo Bove chiedeva a una sua collaboratrice di compiere «accertamenti su arabi legati alla vicenda Abu Omar». Dati da fornire, secondo le dichiarazioni del suo successore alla guida della security di Telecom, Fabio Ghioni, e confermate dalla stessa collaboratrice del manager suicida, «a persone preannunciate da Bove e che accedevano al suo ufficio in tarda serata». Lo si evince dall’ordinanza di arresto emessa dal gip Paola Belsito nell’ambito dell’inchiesta sulle intercettazioni illegali condotta dai pm Piacente, Napoleone e Civardi. Si tratta però di affermazioni, allo stato delle indagini, «che vanno verificate, anche perché non smentibili da uno dei protagonisti di queste vicende - scrive il giudice - Adamo Bove, recentemente tragicamente scomparso in circostanze ancora oggetto di indagine». I sistemi attraverso i quali in Telecom potevano essere raccolte informazioni riservate sui tabulati telefonici erano diversi, secondo quanto emerge dagli elementi di indagine riportati nell’ordinanza. Esisteva l’ormai noto sistema «Radar», attraverso il quale i tabulati potevano essere raccolti senza lasciare tracce, ma anche un «Sistema magistratura», con cui «vengono forniti tabulati telefonici (...) anche senza decreto dell’autorità giudiziaria». Si tratta di sistemi «che erano comunque conosciuti, prima della visita del garante per la Privacy, da alcuni dirigenti all’interno di Telecom», secondo quanto riferito da Ghioni e poi confermato dalla collaboratrice di Bove.