Addio ai partiti sotto il 5% Prodi vuole lo sbarramento

Il governo propone uno sbarramento contro i piccoli e il premio di maggioranza. Il responsabile delle Riforme Chiti minimizza: il limite entrerà in vigore solo fra due legislature. <a href="/a.pic1?ID=173105"><strong>Berlusconi: sistema tedesco e federazione della Cdl</strong></a>

Roma - La raccolta di firme per il referendum elettorale parte oggi, e l’effetto è un’accelerazione del dibattito sulla riforma della legge vigente. Un referendum che fa molta paura ai partiti, e che secondo il ministro ds Vannino Chiti è «possibile» evitare, ma tutt’altro che «sicuro», perché «o si riesce a fare la riforma elettorale entro quest’anno o il prossimo ci sarà il referendum».
Ieri il titolare delle Riforme si è presentato in commissione, alla Camera e al Senato, per riferire in merito alle sue lunghe e laboriose «consultazioni» degli ultimi mesi con le forze politiche. E ha scodellato il suo «schema» di legge elettorale, fatto mettendo insieme le opzioni più condivise, e con molti punti di non secondaria importanza lasciati ancora nel vago. Eppure, quel poco che Chiti ha messo sul tavolo è già bastato a mettere in grande agitazione i partiti minori del centrosinistra e del centrodestra, che già gridano all’«inciucio» tra Ulivo e Cdl, addirittura «liberticida» secondo l’Udc, e denunciano «flirt» tra i grandi partiti ai loro danni.
Gli oggetti del contendere si chiamano «soglia di sbarramento» e «premio di maggioranza», e per ragioni diverse terrorizzano cespugli di sinistra e centristi dell’Udc. Anche se il ministro l’ha messa giù molto cauta e molto vaga, parlando di un processo assai graduale di correzione del proporzionale sfrenato ora in vigore, la reazione è stata immediatamente negativa. Il sospetto è che Ds e Margherita, avviati verso l’indissolubile connubio nel Partito democratico, vogliano trovare un accordo con il principale partito dell’altra sponda per reintrodurre elementi di maggioritario e rafforzare la centralità del Pd da una parte e di Forza Italia dall’altra.
Chiti ha dato atto di «un clima positivo tra le forze politiche», che fa ben sperare per le possibilità di «dialogo». E ha assicurato che il governo non si intrometterà, presentando propri disegni di legge, sottolineando la «necessità» che sia il Parlamento «il protagonista del futuro processo: sulla base di ciò il governo ha interpretato solo una funzione istruttoria e di stimolo per agevolare il lavoro delle Camere».
Dal proporzionale non si può tornare indietro, ha fatto capire il ministro Chiti. Certo, «se si registrasse una convergenza per il ritorno al Mattarellum, io sarei d’accordo. Ma la convergenza non c’è». Quanto al tanto temuto sbarramento, che «non è una furbata», assicura Chiti, l’ipotesi è di introdurne uno al 5 per cento, ma solo dalle elezioni per la 17ª legislatura: per le prossime elezioni, invece, ancora una decisione non c'è e la fissazione della soglia sarà frutto «dell'accordo più ampio possibile», spiega Chiti.
Nel suo intervento, Chiti ha ribadito che già per le prossime elezioni «c'è un accordo unanime per l’eliminazione del recupero del miglior perdente», previsto nella legge elettorale vigente. Il modello, dunque, è quello di una «ripartizione proporzionale in sede circoscrizionale dei seggi con una soglia di sbarramento identica a tutte le circoscrizioni, a prescindere dalla partecipazione o no a coalizioni». Una soglia unica, ha sottolineato il rappresentante del governo, «perché la riforma elettorale non va considerata come una resa dei conti», aggiungendo che la fissazione al 5% tra due tornate elettorali «può anche servire a offrire un segnale di evoluzione», anche se «tutto deve ancora essere definito».
Chiti ha anche parlato del premio di maggioranza sulla base del rafforzamento della democrazia dell'alternanza. «Bisogna mantenerlo», ha spiegato, indicando un premio che scatti al raggiungimento di un livello «non inferiore al 40%» dei seggi assegnati a una coalizione. Quanto all’assetto costituzionale necessarie a dare alla legge elettorale «una cornice adeguata», Chiti ha ribadito la necessità di superare il bicameralismo paritario creando un Senato delle regioni «sul modello del Bundesrat tedesco», di dare al premier il potere di nomina e revoca dei ministri, di inserire l’istituto della sfiducia costruttiva e di ridurre il numero dei parlamentari. Per l’elezione diretta del premier «non ci sono le condizioni», a meno che non scatti «la disponibilità al doppio turno di coalizione». Ma di certo «ora, il modello del collegio uninominale non è un terreno di incontro».