Addio all’attore eclettico che schiaffeggiò «Gilda»

Aveva novant’anni. Girò oltre duecento film, senza ricevere neppure una nomination, ma la sua fama resta legata alla sberla data a Rita Hayworth

Adriano De Carlo

Aveva compiuto novant’anni il primo maggio. La sua morte annunciata, era malato da tempo, puntuale come la sua carriera, sottrae un’altra icona del grande cinema americano, quello che contava, che rimpiangiamo comunque e così Glenn Ford resterà di certo nella memoria, tra le star più amate, lui, un divo anomalo, un attore quasi sempre sottovalutato (incredibilmente non ricevette mai neppure una nomination) ma sempre accolto con simpatia da ogni tipo di pubblico. Era un attore capace, sotterraneo, dal viso fanciullesco che con quel sorriso disarmante sapeva mascherare lampi di violenza, a volte necessari, trasformandosi in angelo della vendetta. Una carriera iniziata nel 1939, lunga mezzo secolo, ricca di titoli prestigiosi, con partner femminili tra le più acclamate: Rita Hayworth, Bette Davis, Maria Schell, Shirley McLaine, Gene Tierney, Barbara Stanwick e registi come Fritz Lang, Delmer Daves, Richard Brooks, Vincente Minnelli, Frank Capra, Anthony Mann.
Glenn Ford era nato a Quebec il primo maggio del 1916. Il suo vero nome era Gwyllyn Samuel Newton. A otto anni emigra negli Stati Uniti con la famiglia. Inizia a recitare giovanissimo fino a giungere a Broadway. A Hollywood debutta a soli ventitrè anni in Heaven with a Barbed Wire Fence, un piccolo ruolo, un inizio. È Seduzione (1940), il film che segnerà il suo destino: recita con Rita Hayworth per la prima volta in un dramma giudiziario. Con la Hayworth formerà una delle coppie cinematografiche più inossidabili, la cui gloria culminerà con Gilda (1946), un melodramma spionistico, un monumento al kitch più sfrenato, ma godibile con un irripetibile impasto di mistery, love story e musical. È dove l’irraggiungibile Hayworth canta (doppiata) e balla con ammaliante sensualità Put the Blame on Mame. I due amanti si schiaffeggiano con impegno, accentuando il clima erotico che questa pellicola leggendaria seppe sprigionare.
Ford girò con la Hayworth cinque film e mantenne con la diva una grande amicizia, anche se i gossip parlano di un suo amore segreto e inconfessato per la diva. All’inizio della carriera Ford sposò un’attrice ballerina, Eleanor Powell, un reginetta del tip tap, il cui grande successo fu di breve durata. Richiamato sotto le armi fu per tre anni un valoroso combattente, secondo la convenzione biografica, al pari di altri attori, come Tyrone Power, William Holden, con il quale aveva girato due western di qualità, dividendo geometricamente ogni inquadratura con l’amico-rivale. Texas (1942) e Non si può continuare ad uccidere (1947), nel quale e per una sola volta è un cattivo senza possibilità di redenzione.
All’inizio degli anni Cinquanta Ford assume caratteristiche più precise, è un uomo che difende i valori fondamentali della costituzione americana. È un insegnante progressista, ma il termine vale per quell’epoca e con diversi significati rispetto alla realtà che stiamo vivendo, in Il seme della violenza (1955), è un poliziotto spietato in Il grande caldo (1954). Gli anni Cinquanta segnano il culmine della sua carriera. Cimarron, I quattro cavalieri dell’Apocalisse specialmente, e la trasformazione in western di culto con titoli come Quel treno per Yuma, Vento di terre lontane, I cowboys, tutti diretti dallo specialista Dalmer Daves.
Le sue incursioni nella commedia non sono una rarità, Ford si è impossessato nel frattempo di un istrionismo temperato dalla sua natura riflessiva e quando girerà La casa da té alla luna d’agosto (1956), con Marlon Brando nel ruolo di un buffo giapponese, i suoi scontri con il grande divo saranno proverbiali. Ma in La legge del più forte (1958), un western semicomico, terrà testa a Shirley MacLaine, facendosi valere per tempismo e simpatia. Poi la sua carriera si adagia su una dignitosa routine, con molti western dei quali è uno specialista, grazie anche alla sua conoscenza delle armi e alla sua abilità nel maneggiarle. La sua ultima apparizione di qualità è nel ’78, in cui interpreta il ruolo del padre terreno di Superman, in realtà il suo ultimo film è JFK (1991). Negli ultimi anni, ritiratosi nel suo ranch ha allevato cavalli. Ora non resta che rendere omaggio ad un attore serio, amato e che ha saputo celare la sua vita privata con dignitoso riserbo.