Addio all’infanzia a passo di danza

La nuova versione drammaturgica si avvale del talento di Riccardo Reim

Se ne ammira l’eleganza dei passi e non lo si ascolta parlare, ma lo Schiaccianoci di Mario Piazza ha l’accento americano di Andrè De La Roche. È il noto ballerino, regista e coreografo di origine corso-vietnamita a calarsi infatti nel ruolo del protagonista del balletto musicato da Cajkovskij, al debutto questa sera al teatro Italia nella nuova versione e con l’laborazione drammaturgica di Riccardo Reim, mentre la regia e le coreografie si devono a Piazza. «È una rilettura in chiave moderna, quasi surreale - racconta De La Roche, 51 anni, una lunga carriera anche televisiva alle spalle - e la scenografia con un murales, alcuni graffiti e un video fanno pensare che l’ambientazione sia ai nostri giorni».
Ribattezzato da Vittoria Ottolenghi come «il Nureyev della danza jazz», l’artista è alle prese questa volta con una duplice interpretazione classica: oltre che il principe Schiaccianoci, sarà anche la Fata Confetto (o Fata Zuccherina), che nel secondo atto farà la sua comparsa nel regno dei dolci. «Per essere la Fata Confetto indosso sette chili di gommapiuma. È una figura molto ironica e divertente». Tratto dal racconto Schiaccianoci e il Re dei topi scritto nel 1816 da Ernst Theodor Hoffmann, e in particolare dalla rilettura francese ad opera di Alexandre Dumas padre (Histoire d’un Casse-Noisette), il sempreverde balletto di Marius Petipa e Cajkovskj, rappresentato per la prima volta nel 1892 al Marijnsky di San Pietroburgo, torna con la compagnia del Balletto di Roma forte del successo ottenuto la scorsa stagione al Quirino, dove per l’occasione si sono staccati oltre 10 mila biglietti.
La storia è celebre, in perenne bilico tra realtà e sogno: è la vigilia di Natale, e nella casa del ricco signor Stahlbaum si attende la mezzanotte tra giochi di prestigio e danze. Un vecchio amico di famiglia, Drosselmeyer (interpretato da Paolo Santilli), regala alla figlia dei signori Stahlbaum (la ballerina Azzurra Schena) un pupazzo a forma di soldato, con la funzione di schiaccianoci. Lo stesso Drosselmeyer lo ripara quando il fratello della bambina, Fritz, lo danneggia per invidia. A notte fonda, il burattino e altri giocattoli si animano e, assieme a Clara, devono affrontare perfino un esercito di roditori intenzionati a rapire lo Schiaccianoci. La storia prosegue nel regno dei dolci, dove sono materializzate tutte le cose buone che possono costituire la merenda di Clara e del suo nuovo amico. Dopo momenti come le danze del caffè, del tè e della cioccolata e il valzer dei fiori, Clara, novella Alice nel paese delle meraviglie, si sveglia nel salotto di casa. «Lo Schiaccianoci - così ancora De La Roche - si innamora di Clara. Il suo atteggiamento verso di lei, però, cambia dopo che è rotto da Fritz, momento in cui perde quattro delle sue sei braccia, e poi ucciso. Si fiderà meno degli altri». Come messo in luce da tutti gli esegeti, il racconto allude al passaggio doloroso tra l’infanzia e l’età adulta, in cui bisogna fronteggiare da soli grandi e piccole battaglie, in una dimensione domestica che si dilata fino ad assomigliare alla vita stessa, ben lontana dal mondo dei giochi e delle sicurezze. Scene e costumi sono di Giuseppina Maurizi.
Teatro Italia, via Bari 18, ore 21 (domenica ore 17.30). Repliche fino al 20 gennaio (sabato 19 spettacoli ore 17 e 21). Biglietti 11-22 euro. Informazioni: 06.44239286.