Addio all’ultimo eroe di Vittorio Veneto

DUEMILA persone hanno reso omaggio al reduce di tante battaglie della Storia italiana

La leggenda dice che i bersaglieri hanno lassù un Cielo tutto per loro e Delfino Borroni, classe 1898, Cavaliere di Vittorio Veneto e ultimo veterano in Europa della Grande guerra, quel Cielo lo aveva raggiunto domenica scorsa. Ma l’umile caporale mai più si sarebbe aspettato di veder spalancate le porte del Duomo di Milano per un suo funerale di Stato con tremila persone, celebrato ieri mattina con tanto autorità militari e civili, la bara avvolta nel tricolore e i corazzieri di scorta alla corona d'alloro inviata dal Presidente della Repubblica.
Ancora pochi giorni e, lucido com’era, Delfino avrebbe ricordato i 90 anni da quella vittoria che anche lui, pur in misura infinitesimale, contribuì a raggiungere combattendo sull’Altipiano di Asiago e a Caporetto. Poi la pelle salvata da uno scarpone che fermò un proiettile e infine la prigionia.
Lo avevano solennemente festeggiato per i suoi 110 anni lo scorso 7 settembre a Castano Primo, dove nella Casa di Riposo «San Giuseppe» ha trascorso gli ultimi anni della sua vita circondato dall’affetto di figli, nipoti e pronipoti.
Ma Delfino fu anche meccanico e poi conducente del «Gamba de legn», il tramvai che i vecchi milanesi ricordano sferragliante fino al 1957, quando copriva il tragitto da corso Vercelli a Magenta in due ore. E proprio nel corso della funzione che gli dava l'addio terreno alla presenza del ministro La Russa, degli assessori Prosperini, Mattioli e Terzi, rispettivamente di Regione, Provincia e Comune di Milano, oltre al prefetto Lombardo, al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale Castagnetti, ai generali Barale, Gualdi, Girone, de Milato e Mosca Moschini, consigliere militare del Capo dello Stato, il celebrante monsignor Scalzi ha ricordato che «Delfino ha servito la Patria per senso del dovere e ha lavorato con onestà, umiltà e fede cristiana per tutta la sua vita. Quindi merita riconoscimento e memoria, specie in tempi in cui si tendono a privilegiare i vacui presenzialismi, le esteriorità e le scelte di comodo».
Il bersagliere Borroni aveva conosciuto tre secoli ed era ormai divenuto un simbolo proprio perché ultimo testimone vivente in grado di collegare i nostri giorni alla guerra che fu coronamento dell’Unità nazionale; al punto che di lui ne hanno parlato i giornali di mezzo mondo. Ora anche Delfino è passato alla Storia. Quella Storia che appare tanto più grande quanto più è scritta da piccoli e silenziosi uomini capaci di essere buoni soldati e buoni cittadini.