Addio alle chiese, nozze a corte

Boom di coppie che non badano a spese pur di sposarsi in sfarzosi palazzi storici. Fino a 4mila euro per una cerimonia a Ca' Farsetti a Venezia

I tempi del matrimonio civile in tono minore sono finiti. Poche chiese infatti reggono il paragone con luoghi come la Casa di Giulietta a Verona, la Mole Antonelliana a Torino o la Sala del Consiglio di Ca' Loredan a Venezia. Oggi è possibile pronunciare il «sì» della vita in queste e in altre sedi suggestive e romantiche messe a disposizione nelle maggiori città. Basta destinare una buona fetta del budget matrimoniale all'affitto, che va a finire nella casse dei Comuni. Le richieste sono tantissime, anche dall'estero, e i prezzi in alcuni casi superano i 4.000 euro. Un business tutto nuovo per le amministrazioni, ma un sogno che si avvera per i novelli sposi.
Verona aspira a diventare come Las Vegas, la capitale dei matrimoni. Invece di hotel kitsch e imitazioni di opere d'arte però la Giunta guidata da Flavio Tosi mette a disposizione il balcone di Romeo e Giulietta reso immortale da Shakespeare, la Loggia Barbaro nel cortile del Tribunale, la Sala degli Arazzi di Palazzo Barbieri e la Sala Guarienti alla Tomba di Giulietta. «Un modo per valorizzare le nostre bellezze artistiche - spiega l'assessore Daniele Polato, promotore dell'iniziativa - e di incentivare il turismo». Il «viaggio per le nozze» non è esattamente a buon mercato, visto che per le coppie che arrivano da un Paese non comunitario sposarsi nella Casa di Giulietta può costare anche 1.000 euro (600 se gli sposini sono veronesi). Ma, assicurano a Verona, le tariffe più alte dovute alle maggiori spese per le pratiche amministrative non scoraggiano americani e giapponesi che hanno già preso d'assalto il sito delle prenotazioni, www.sposamiaverona.eu.

È disposto a venire da lontano e a pagare caro anche chi vuole sposarsi a Venezia. I prezzi sono da vip: la Sala degli Stucchi di Ca' Farsetti e la Sala del Consiglio di Ca' Loredan, palazzi patrizi affacciati sul Canal Grande, sono aperte anche di domenica. Per una coppia veneziana la cerimonia costa 715 euro (non costa nulla negli orari di servizio), mentre ai fidanzati extracomunitari arriva a costare 4.200 euro. Prenotando online però, sul sito www.veniceconnected.com, si risparmia molto.

Non fa differenza tra residenti e non residenti invece il Comune di Genova. Ci si può sposare a Villa Luxoro o a Villa Pallavicini, dove la tariffa è di 900 euro, oppure nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, a 1.100 euro, e nella sala di rappresentanza di Palazzo Tursi a 300 euro. Nel prezzo sono compresi gli straordinari del personale nei giorni festivi, i fiori e un dvd con le riprese della cerimonia. Mentre a Roma sono solo i non residenti a pagare per le nozze nelle quattro sedi storiche: il Complesso Vignola Mattei alle Terme di Caracalla, la Sala Rossa del Campidoglio, Villa Lais e la Sala Azzurra a Ostia (quest'ultima aperta esclusivamente ai romani). Le tariffe sono contenute, dai 300 ai 400 euro, anche se a breve, avvertono all'ufficio matrimoni, ci saranno degli aumenti sostanziosi. Firenze è una delle città preferite per dire «sì» in tutte le lingue. Si può fare nella Sala Rossa di Palazzo Vecchio e a Villa Vogel. Se almeno uno dei due promessi sposi è fiorentino oppure iscritto alle liste Aire (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) di Firenze, l'affitto è gratuito nei giorni disponibili durante la settimana e di 300 euro il sabato pomeriggio e la domenica. Se invece i futuri coniugi sono forestieri il prezzo sale a 920 euro nel fine settimana.

Sono state le richieste dei cittadini a spingere il Comune di Torino a destinare la Mole Antonelliana e Palazzo Madama alle nozze civili. L'assessore ai Servizi civici Michele Dell'Utri è fiducioso di poter ottenere il via libera anche per il Castello del Valentino, semaforo rosso della Soprintendenza dei beni artistici invece per Palazzo Reale e Villa della Regina. L'iniziativa è appena stata approvata e i primi matrimoni si celebreranno a giugno. I costi non sono ancora definiti, ma saranno «accessibili a tutti», promettono al municipio. Ci sono anche molte amministrazioni che aprono sedi prestigiose ai fiori d'arancio senza pretendere alcun affitto, neppure dai non residenti. Succede, ad esempio, per la Sala della Loggia del Maschio Angioino a Napoli, la Sala Rossa di Palazzo d'Accursio a Bologna e Villa Trabia a Palermo.

Si pagano solo le spese amministrative anche a Palazzo Dugnani a Milano, tuttavia, annuncia l'assessore ai Servizi civici, Stefano Pillitteri, «abbiamo allo studio una nuova collocazione per le nozze civili e intendiamo introdurre un affitto ma solo per i non milanesi».