Addio alle cuccette: quei letti sulle rotaie che nessuno vuole più

La concorrenza dei voli low cost ormai ha reso antieconomica la scelta del treno. <strong><a href="/a.pic1?ID=266784">Il simbolo di un passato finito sul binario morto</a></strong>. In Inghilterra: <strong><a href="/a.pic1?ID=266609">stop ai vagoni promiscui</a></strong>

Negli ultimi 7 anni le prenotazioni delle cuccette ferroviarie si sono ridotte del 45,76%. Secondo Trenitalia la ragione è legata alla concorrenza dei voli low cost: «È inutile illudersi di essere competitivi con le compagnie aeree a basso costo. Per quanto riguarda le cuccette, il carico medio dal 2001 al 2007 è diminuito del 21%; un trend negativo che colpisce pure le nostre aziende concorrenti all’estero, dove sempre meno persone viaggiano in cuccetta e ormai si preferisce puntare sull’alta velocità».

Secondo i consumatori, il motivo della crisi è da ricercarsi però anche nella qualità di un servizio tutt’altro che soddisfacente. Ma qualcuno ha pensato di gettare fumo negli occhi coniando l’intrigante formula «cuccette comfort». Il massimo della beffa è proprio in quell’aggettivo: «comfort». Al momento della prenotazione, una famiglia-tipo (papà, mamma e due figli piccoli) sborsa più di 300 euro. E spera che quel «comfort» si concretizzi in un viaggio - se non da pascià - quantomeno da persona civile. Vale a dire: letti con lenzuola, coperte e cuscini puliti e - soprattutto - aria condizionata funzionante in estate e riscaldamento attivo in inverno.
Al contrario può capitare (e chi scrive ne sa qualcosa) che la famigliola in questione viaggi per 12 ore sull’Intercity-notte Milano-Lecce a una temperatura polare con la neve ghiacciata sui finestrini. Motivo? Nell’intera carrozza l’impianto di aerazione è guasto. Roba da polmonite fulminante.

Conclusa la traversata siberiana, con i bambini imbacuccati come eschimesi, chiediamo il rimborso a Trenitalia. Che dopo un paio di mesi risponde garbatamente: «Nelle cuccette degli Intercity-notte la rottura dell’impianto di condizionamento non rientra tra i disservizi che danno diritto al rilascio del bonus di rimborso». Capito? Uno spende 300 euro, l’intera famiglia batte i denti per 12 ore, arriva a destinazione con due ore di ritardo e per Trenitalia il «disagio non è tale da giustificare neppure un parziale rimborso del biglietto».
A migliorare la situazione non concorrono gli scioperi dei lavoratori delle società che curano i servizi sui treni-notte. «La Wasteels - si legge in una nota sindacale - ha avviato le procedure di licenziamento, per riduzione di attività, di 79 lavoratori, dopo che Trenitalia ha annunciato le cancellazioni, dal prossimo 15 giugno, dei collegamenti ferroviari Roma-Nizza, Venezia-Nizza e Roma-Vienna». Del resto, le Fs fin dal 2000 avevano deciso di non investire più sulle tratte internazionali: una scelta perseguita con cancellazioni di treni-notte internazionali e parziali soppressioni di cuccette e vetture-letto.

In risposta al calo di viaggiatori l’azienda ferroviaria ha proseguito nella politica dei tagli, inaspriti nel periodo dicembre 2006-dicembre 2007, quando, con l’ultimo cambio orario, il collegamento per Monaco è stato spostato da Napoli a Roma e il servizio di cuccette e vagoni-letto è stato acquisito dalle ferrovie tedesche. Lo stesso è stato fatto con la relazione per Vienna, infatti i servizi letto di questa tratta sono stati acquisiti dalle ferrovie austriache. E i lavoratori Wasteels? In cassa integrazione.

Trenitalia può consolarsi pensando che, dopo 131 anni di servizio, le ferrovie francesi hanno mandato in pensione le ultime dieci vetture wagon lits, eredi di una storia leggendaria: ormai, solo 19mila persone continuavano a viaggiare su quelle vetture degli anni Settanta, un letto relativamente comodo e un lavandino in un angolo, nel cui armadietto si nascondeva un pitale. Un lusso d’altri tempi per chi deve accontentarsi di una cuccetta. Cuccetta comfort, ovviamente.