Addio alle pratiche made in UsaBattuta la "filosofia aziendale"

Gli esperti fanno retromarcia. Il brainstorming? Non funziona. Il problem solving? Una complicazione. Ora si scopre che è meglio pensare da soli e affidarsi all'intuito

All'inizio fu Fantozzi, impiegato di una fantomatica Mega Ditta a incarnare il disagio e i tic del colletto bianco italiano: sopraffatto dalle incombenze e dalle vessazioni di colleghi e superiori, era tanto infelice quanto destinato a un ineluttabile fallimento professionale. Poi in soccorso di tutti i Fantozzi d'Italia sono arrivate dagli Usa nuove pratiche e filosofie aziendali, per dare alle risorse umane un volto meno disumano.
Tutto ha avuto inizio quando nei corridoi della Mega Ditta è echeggiata la parola «braistorming»: la tempesta di cervelli che ha promesso di strappare il travet dalla monotonia e di scatenare la creatività in azienda. E così al motto di «facciamo brainstorming» per decenni si sono susseguite estenuanti riunioni che oltre alla creatività hanno scatenato i più bassi istinti. Insieme all'impressione di sprecare del tempo.
Adesso Nicholas Khon e Steven Smith della «British psicology society» ci vengono a dire che quel dubbio coltivato in silenzio, è tutt'altro che infondato: è molto meglio lavorare da soli. Ne è convinto anche Nicola Zanella che si occupa di formazione e consulenza aziendale e ha scritto un libro dal titolo esplicito: Il brainstorming è una grande caxxata. «La creatività non nasce dal brainstorming - spiega - le soluzioni più innovative nascono nelle aziende che hanno una conoscenza diretta dei clienti e del mercato». È la rivincita del pragmatismo sulle elucubrazioni dei cervelli murati vivi in sala riunioni.
Ma il brainstorming non è l'unica pratica d'importazione che ha fatto breccia nelle aziende italiane: proprio quando i dipendenti, tramortiti dallo sforzo creativo, hanno iniziato a rimpiangere la corrazzata Potempkin, è arrivato il colpo di grazia: il problem solving, quel processo per risolvere positivamente situazioni problematiche. Se a scandire la giornata di Fantozzi erano la sveglia e il caffè, la barba e il bidet, adesso gli imperativi sono altri: focalizzare, analizzare, risolvere, ed eseguire. Partendo da un assunto: analizzare la soluzione migliore a un problema può essere di per sé un grosso problema. Non stupisce quindi che ci si perda per strada: «In effetti, - spiega Zanella - con il problem solving si rischia di perder di vista il punto d'arrivo e il panorama globale. Molto meglio sopperire con l'intuito che permette di prendere decisioni efficaci in poco tempo». E che non è destinato a passare di moda.
Ma il destino ha tenuto in serbo al ragionier Ugo altre amare sorprese, se possibile ancor più tragicomiche. Una di queste è il team building, quell'attività di gruppo studiata per aumentare lo spirito di squadra.
Di certo deve aver suscitato poco entusiasmo la prova di motivazione che nel 2010 ha visto protagonisti alcuni agenti immobiliari romani finiti in ospedale con i piedi ustionati per aver partecipato ad una passeggiata di gruppo sui carboni ardenti. La coppa ciclistica Cobram in effetti faceva meno danni. Qualcosa però è cambiato: «Le società oggi - ci spiega il consulente - non possono permettersi di mandare in barca a vela alcuni dipendenti perché ritrovino la motivazione smarrita, mentre ne licenziano altri». Più del team building poté la crisi.
Questa pratica però ha portato con sé un altro doloroso corollario sotto il cui peso l' amor proprio di Fantozzi rischia di schiantarsi: è l'attività del trainer aziendale che affianca i dipendenti nel lavoro quotidiano per osservare le loro dinamiche e organizza le attività di gruppo per dare una sferzata di motivazione e di coesione alla squadra. Un tempo si chiamava organizzazione Filini, adesso si dice coaching. «Se ne fa un gran parlare, ma - assicura Zanella - sono davvero poche le aziende che richiedono questo tipo di servizio». Insomma più che una pratica è una moda. O magari, proprio come la crocefissione in sala mensa, soltanto uno spauracchio. Fantozzi ne sarà contento, ma non si illude: sopravvissuto alla ferocia dei colleghi e ai carboni ardenti, sa che la Mega Ditta esplorerà presto nuove frontiere. Non gli rimane che attraversarle inforcando con fierezza la sua bici da corsa. Come sempre alla bersagliera.